Grande ritorno per Marilyn Manson, il nostro Reverendo di fiducia, che sul finire dell’estate porta a compimento l’ambizioso progetto “One Assassination Under God – Chapter 2”, pubblicato nella sua prima parte nel 2024.
L’album vede ancora una volta il consolidamento della lunga e prolissa collaborazione con Tyler Bates, produttore e polistrumentista di tutto rispetto, che da anni segue e sviluppa i progetti di Manson, rendendoli unici.
Normalmente in una recensione si dovrebbe poi partire con un elenco di pezzi forti e pezzi deboli, ma voglio sfruttare questo spazio per invitare ad ascoltare l’album sotto un’altra ottica, quella dell’arte figurativa del Reverendo. Invito tutti a cliccare su https://www.marilynmanson.com, ad accedere alla mostra virtuale dei quadri di Manson, narrati dalla sua stessa voce, e scoprire, pezzo dopo pezzo, quale brano si abbina alla singola opera e perché.
Eh sì, perchè qua siamo di fronte ad un lavoro più ampio ed eclettico, che porta avanti più linguaggi ed un concetto artistico a tutto tondo che completa la musica con le immagini e viceversa.
A livello di produzione le sonorità, meno cupe rispetto alla prima parte, riflettono molto quanto fatto negli ultimi lavori tra cui, in particolar modo, “Heaven Upside Down”. Se da un lato abbiamo la ritrovata voce di Manson, che è decisamente tornata ai fasti delle origini, dall’altro non va sottovalutato l’importante lavoro fatto sulle chitarre.
Ad anticipare, di poco, l’uscita dell’album il compito è assegnato a “Exit Wound”, la cui elettronica anni’80 ben si uniforma a suoni più contemporanei e ad un testo fitto, intenso e prolisso quanto basta per complementare un muro di suono originale e permeante.
“Front Toward Enemy” è quel singolo che tanto piace ai fan di prima istanza del Reverendo, in quanto ricalca i suoi primissimi lavori regalando all’ascoltatore un salto nel tempo lungo vent’anni.
Ma i pezzi forti, a mio modesto parere non sono i singoli pubblicati, ma due pezzi che mostrano un’anima diversa, che si discosta dai fasti del passato approfondendo nuovi colori.
“None Of The Suns” è quel pezzo che ti fa fermare, facendoti chiedere se non si è passati ad un brano, quanto meno per la chitarra iniziale e la melodia principale, dei The Cure. La composizione, poco intuibile e per nulla scontata nella strofa, è una interessante chiave di volta all’interno delle sfumature di “One Assassination Under God – Chapter 2”.
“All The Vilest Things”, che a livello di scrittura conquista il podio, è una piacevolissima strizzata d’occhio a “Heaven Upside Down”, immeritatamente rimasto un po’ in sordina. Se potessimo riempire le radio con un tormentone estivo controcorrente, questo pezzo sarebbe il prescelto. L’assolo è una carezza per chi ascolta e la tessitura compositiva rende tutto estremamente accattivante e godurioso.
Marilyn Manson è ritornato in grande stile e “One Assassination Under God – Chapter 2” è l’ennesima consacrazione di un artista, divenuto icona, che è riuscito a superare diverse ere musicali conservando la propria identità. Grazie Reverendo, anche questa volta ti siamo devoti!