Steel Panther – Recensione: On The Prowl

Gli Steel Panther sono arrivati al traguardo del sesto album in studio con l’uscita del nuovo “On The Prowl”. Innovazioni, sperimentazioni, cambi di stile qui non sono proprio pervenuti e questo è un bene per gli estimatori della band che da sempre richiedono loro una sana dose di divertimento, leggerezza e di entertainment che sicuramente non manca nelle tredici nuove composizioni. Il gruppo questa volta è artefice della produzione dell’album che è uscito anche per la loro casa discografica ed è il primo con il nuovo bassista Joe “Spyder” Lester nella line-up. Cosa possiamo quindi aspettarci da questi simpatici mattacchioni? Quello che sanno fare meglio, tredici composizioni irriverenti, dissacranti e ad alto tasso energetico che hanno lo scopo di far divertire gli ascoltatori. Sicuramente ci sono riusciti nella prima parte dell’album che riporta la band quasi ai fasti dei vecchi tempi con l’iniziale e adrenalinica “Never Too Late  (To Get Some Pussy Tonight)” caratterizzata da un ritornello che si imprime all’istante nella memoria, seguita dalla più rocciosa “Friends With Benefits” che mette in risalto anche la bravura tecnica dei componenti, perché se è vero che la goliardia e i testi sessisti fanno parte del dna del gruppo, non va dimenticato che tutti sono musicisti di spessore e dalle ottime capacità tecniche.

Nella successiva semi-ballad “On Your Instagram” la band affronta a modo suo il tema del catfishing con la spiccata ironia che da sempre li contraddistingue, a cui segue “Put My Money Where Your Mouth Is” dove la band veste i panni di precisi consulenti finanziari e si prodiga in consigli sul mondo degli investimenti e delle crypto valute in un pezzo assolutamente frizzante  e conturbante in grado di catturare da subito l’attenzione. Con la squisitamente retrò “1987” si vuole ricordare quella indimenticabile annata con un pizzico di nostalgia, mentre “Teleporter”, diretta e veloce evidenzia le abilità tecniche del bravo Satchel, davvero preciso ed impeccabile come non mai. Le insicurezze e l’ansia da prestazione vengono affrontate in “Is My D**k Enough”, brano in cui troviamo come ospite Dweezil Zappa, mentre nella esplicita “Magical Vagina” si respira un retro gusto pop punk che inizialmente ha fatto ricordare sonorità care a band come i Blink  182 che poi svaniscono nella parte centrale del pezzo. Nelle ultime composizioni di questo platter si perde un po’ di grinta e mordente, anche se rimangono brani piacevoli da ascoltare, ma a lungo termine non restano impressi ad eccezione della coinvolgente e ritmata “One Pump Chump” e l’acustica e senza fronzoli “Ain’t Deat Yet” dove Michael Starr si prende tutta la scena. Gli Steel Panther con questo “On The Prowl” ci confezionano un album irriverente e scanzonato dimostrando ancora una volta di essere loro gli eredi di un genere che da sempre ha tratto linfa ed ispirazione dai gloriosi fasti degli anni ottanta rimanendo fedeli a loro stessi e soprattutto riuscendo a regalare momenti di spensieratezza agli ascoltatori e non è poco.

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

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