Graveland – Recensione: Ogień Przebudzenia

Graveland , attivi sin dal 1991, sono una one-man-band legata al nome di Rob Darken, prolifico compositore di black metal (nella prima parte della propria carriera) ed ora di viking metal pagano fiero e privo di fronzoli. Il nuovo “Ogień Przebudzenia” è la riedizione in lingua polacca dell’originale “The Fire Of Awakening” del 2003.

Non è la prima volta che l’artista polacco ripropone album del passato nella lingua del proprio paese e questa release non si discosta quindi di molto dall’originale in inglese; probabilmente solo gli arrangiamenti e la produzione sono leggermente migliorati.

Lo stile dei recenti Graveland è ben noto: si tratta di un incrocio fra i Bathory più epici ed una serie di band più recenti come i grandissimi Falkenbach. La caratteristica degli album della band polacca è quella di release con poche song (nel nostro caso cinque) e tutte di lunga durata; si va in questo caso dai sette minuti e rotti di “W Morzu Krwi” ai quasi unidici di “Umrzeć Za Wolność”.

La svolta dal black al viking era divenuta definitiva con “Immortal Pride” (1998) e da allora, a momenti alterni, Darken ha cercato nei limiti del possibile di migliorare la propria proposta mantenendo quell’alone di ruvidità e fierezza a cui i fan del gruppo sono ormai abituati.

Per una band di questa tipo, le cui release abbondano di cadenzati e ritmiche rocciose la voce un po’ monotona di Rob risulta come sempre uno dei punti deboli ma l’aggiunta sempre più evidente di parti melodiche arricchisce a tratti pezzi che potrebbo, dopo alcuni ascolti, risultare noiosi.

In “Ogień Przebudzenia” in particolare rimaniamo piacevolmente colpiti dai cori melodici di “Bitwa Wilkow Wotana” e “W Morzu Krwi”, che non allentano minimamente la tensione epica bensì riescono a farla esplodere.

Il pezzo più riuscito dell’album è proprio il conclusivo “Cztery Skrzydła Słońca”, in virtù di cori puliti e di alcuni passaggi ambient che non fanno di Darken un genio delle keyboard ma arricchiscono senza dubbio i già ottimi interventi di chitarra melodica a cui siamo abituati. Il pezzo colpisce poi soprattutto per l’efficacia dell’afflato ritmico creato dal riffing elementare ma ispirato delle chitarre.

Nel complesso, considerando il sound monolitico dei Graveland, non possiamo consigliare a tutti questa release che rimane un buon lavoro per il pubblico di nicchia che segue con passione la scena viking.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Warheart Records

Anno: 2001

Tracklist:

01. Powstaniemy Ponownie

02. Bitwa Wilkow Wotana

03. W Morzu Krwi

04. Umrzeć Za Wolność

05. Cztery Skrzydła Słońca


Sito Web: http://www.graveland.org/

leonardo.cammi

view all posts

Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi