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Planethard – Recensione: Now

Il terzo album è spesso un traguardo importante per la vita di una band. Nel caso dei milanesi Planethard, che chi è andato alle date italiane dell’ultimo tour dei Gotthard ha visto nelle vesti di opener, il lavoro è importante per più di una ragione. In primo luogo, è il primo con alla voce il nuovo cantante, il milanese Davide Merletto, cantante versatile che fin da subito sembra essere entrato in pieno nello spirito del gruppo e, pur avendo una voce piuttosto diversa da quella del suo predecessore, è riuscito a calarsi nel ruolo senza snaturare gli elementi tipici del sound del gruppo. Un altro motivo per cui “Now” è una tappa importante per la vita dei Planethard è il fatto di porsi idealmente come via di mezzo, e in un certo senso anche punto d’incontro, fra i due full length già pubblicati dal gruppo, ovvero Crashed On Planet Hard” (la recensione della versione americana) e No Deal” (la recensione). In “Now” infatti coesistono elementi dell’hard rock melodico classico, tratto dominante nel primo album, e riff alla carta vetrata più tipici dell’evoluzione più moderna del secondo lavoro. Se quindi l’album inizia con la graffiante “Play Harder” e prosegue con altri pezzi dal suono più ruvido, come ad esempio “Awake” o la bruciante “She’s All Over”, in contemporanea si avvertono molti momenti di respiro più ampio, dove la melodia predomina. È il caso di “Don’t Say Goodbye”, ballad con strofa in acustico che giunge quasi a sorpresa, o di “Inglorious Time”, brano più lento rispetto a buona parte degli altri brani, introdotto da un breve coro arabeggiante che si ripropone nel corso del pezzo e che lo caratterizza con forza. Anche le tematiche rimangono per la maggior parte fedeli allo stile a cui i Planethard hanno abituato i loro fan, e sono incentrate su una visione tutto sommato positiva della vita, indipendentemente dalle difficoltà, che offre sempre uno spiraglio nonostante tutto. Insomma, il cambio di formazione da una parte ha fatto crescere ed evolvere ancora una volta lo stile del gruppo, e dal’altra è riuscito a preservarne intatti gli aspetti principali; anche questa volta, il risultato convince sotto molti apetti.

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