Holy Shire – Recensione: Midgard

Il debutto dei lombardi Holy Shire, intitolato “Midgard”, rappresenta un notevole passo avanti rispetto all’EP “Pegasus” del 2011 ed al demo del 2010 intitolato “Moonrise”. L’opera prima dei nostri viene proposta come un lavoro di symphonic power metal che si miscela con gli elementi del folk; non tralasciamo di sottolineare che il ruolo del frontman è ricoperto da una singer principale, Aeon, ed una seconda cantante, Elisa, che ben si amalgamano e che sono in grado di donare un’anima precisa alle composizioni dei sei strumentisti (la band è quindi composta da ben otto elementi).

Dopo aver fatto queste precisazioni ci si potrebbe ancor chiedere quali siano gli elementi di novità in quest’approccio musicale; in realtà gli Holy Shire si rivelano una piacevole sorpresa perché sono in grado di interpretare in modo personale due generi ormai percorsi in lungo ed in largo da centinaia di altre band.

Innanzitutto cominciamo con il sottolineare che le due singer cantano sempre con voce pulita e quindi non viene mai utilizzato il growl; in secondo luogo l’effetto piacevole della sovrapposizione delle due voci non è forzato ma ottenuto semplicemente dai differenti timbri.

Aggungiamo poi che l’uso delle tastiere da parte di Reverend Jack non è mai eccessivamente maestoso e saltuariamente sembra rifarsi a schemi del passato (vedi in “Gift Of Death” con il suo finale quasi settantiano); l’altro elemento davvero riconoscibile dei nostri è dato dall’apporto del flauto di Ale che ascoltiamo in tutta l’opera e che, senza mai esagerare, diventa davvero un marchio di fabbrica per gli Holy Shire

Concludiamo citando il lavoro effettuato dai due chitarristi Ed ed Andrew, nonché dalla linea ritmica formata da Piero (basso) e theMaxx (batteria) che difficilmente si prestano a proporci brani scontati o semplici, come nel caso di “Overlord Of Fire” in cui i cambi di tempo sono tutt’altro che immediati.

Non mancano comunque anche alcuni brani più veloci da digerire, come nel caso della drammatica title-track in cui la melodia ha il sopravvento senza mai occultare una ricerca compositiva pregevole.

L’unico vero problema per i brani di questo CD sta proprio, a volte, nella mancanza di quel tocco in più di immediatezza che gioverebbe molto all’approccio emozionale.

Per quanto riguarda i testi gli Holy Shire sono degli ottimi interpreti di alcune saghe fantasy fra le più amate; ispirate dal Signore degli anelli sono infatti “Holy Shire” e “Revenge Of The Shadow”, mentre “Winter Is Coming” si rifà chiaramente al Trono di spade di G. Martin.

Concludiamo facciamo presente che la versione limitata in digipack del CD contiene la cover del famosissimo brano tradizionale “Greensleeves”.

“Midgard” è un ottimo punto di partenza e gli Holy Shire meritano la vostra attenzione.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Bakerteam Records

Anno: 2013

Tracklist:

01. Bewitched (My Words Are Power)
02. Winter Is Coming
03. Gift Of Death
04. Overlord Of Fire
05. Holy Shire
06. The Revenge Of The Shadow
07. Beyond
08. Holy War
09. Midgard
10. Greensleeves (digipack Bonus Track)


Sito Web: https://www.facebook.com/HOLYSHiRE

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

3 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Sisiki

    Ciao Leonardo, grazie della recensione
    Volevo solo dirti che mi fanno piacere le parole che dici del gruppo in generale e sulle voci, ma mi sembra giusto sottolineare che nel cd non sono io che canto, ma Elisa, la cantante che c’era prima di me nel gruppo, il merito è suo 🙂
    Sisiki

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  2. Argon DeMiler

    grazie, correggo subito 😉

    Reply
  3. Joseph

    ….Io ho sentito la cover, una delle cose più imbarazzanti sentite ultimamente. Le voci sono oggettivamente pietose in quanto completamente stonate. Una vergogna che una delle più famose etichette italiane abbiamo appoggiato una roba simile. Ma d’altra parte non esiste più il metal, e il metallaro medio ha lo stesso gusto di un mero ascoltatore dei One direction

    Reply

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