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Soen – Recensione: Memorial

Gli ultimi album dei Soen, diciamo a partire da “Lykaia”, hanno messo in scena un costante miglioramento in termini di focus stilistico e consolidamento di un sound più definito e meno derivativo… e questo “Memorial” potrebbe esserne il coronamento o un ulteriore step di crescita.

Per chi scrive, il precedente “Imperial” è un album praticamente inattaccabile, quindi mi sono approcciato alla nuova fatica degli svedesi con l’entusiasmo di sentire come potessero suonare le nuove canzoni ma anche con qualche timore che l’ingranaggio potesse bloccarsi; fortunatamente ciò non si verifica perché “Memorial” scorre via liscio su binari in parte noti e con qualche novità interessante.

Pur non raggiungendo la qualità degli ultimi due album la nuova fatica di Joel Ekelöf e soci consacra una consapevolezza dei propri mezzi ormai solida ed un mega tour (Europa e Nord America a seguire) andrà a suggellare tutto ciò; “Sincere” parte tribale dalle parti dei numi tutelari Tool ma si sviluppa poi in un classico riff alla Soen accompagnato dalla doppia cassa di Martin Lopez e l’apertura all’altezza del ritornello tramite una melodia ed una linea vocale azzeccata… costruzione che è diventato un po’ il loro trademark.

“Unbreakable” era stata scelta come primo singolo, mossa abbastanza incomprensibile visto che si tratta di uno dei pezzi più anonimi mai scritti dai Soen ed anche la successiva “Violence” lascia un po’ di amaro in bocca.

Fortunatamente è solo un breve momento di “stanca” perché “Fortress” risolleva l’asticella: il pezzo funziona in primis ritmicamente ma anche melodicamente mentre l’asso dalla manica viene estratto in concomitanza della power ballad “Hollowed” che ospita uno degli orgogli della musica italiana come Elisa ed è accompagnato dagli splendidi disegni di Costin Chioreanu. La canzone ha un pathos crescente che irretisce l’ascoltatore pur basandosi su una costruzione armonica abbastanza canonica; stessa formula perseguita peraltro in “Tragedian” con un Cody Ford maestoso nel solo.

La title track ci riporta al lato più epico dei Soen con un’aura quasi doom nelle intenzioni e una grande intensità; altro ritmo invece per “Icon” con uno dei migliori riff del lotto senza farsi mancare una parte più soffusa nel mezzo.

Dopo i primi ascolti “Memorial” ci sembra un lavoro leggermentre inferiore a “Lotus” ed “Imperial” ma il tempo, siamo sicuri, andrà ad instillare in cervello e cuore quel positivo desiderio di riascoltare la musica degli svedesi a ripetizione, evidentemente per una qualità latente di altissimo livello.

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