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Eden Circus – Recensione: Marula

Post rock dilatato al limite della psichedelia ma anche post metal (per la potenza delle chitarre) e alcune tinte autunnali di prog che rimandano direttamente alla copertina: questo in breve quanto vi troverete nelle orecchie durante l’ascolto di “Marula”, album d’esordio degli Eden Circus.

I tedeschi hanno avuto un modus operandi particolare per approcciarsi al music biz: niente concerti, nessuna pubblicazione di demo ma solo anni di prove e tentativi di miglioramento fino all’agognato esordio; dopo tanti sforzi ci si sarebbe aspettati un esordio più sfavillante mentre questo lavoro è mediamente non più che discreto.

Insieme a delay ed altri effetti di chitarra trovano spazio anche importanti distorsioni (“Comfort”) che conducono questi musicisti di Amburgo dalle parti dei Katatonia
; non convince la voce di Siegmar Pohl che seppur debba risultare sofferta a causa delle melodie da sovrastare manca di appeal. Sarebbe stato forse più interessante lasciar fluire le parti strumentali in percentuale maggiore come, ad esempio, nella proposta dei Long Distance Calling o come sperimentato dai The Ocean
 in occasione di “Pelagial” (dove è stata pubblicata anche una versione completamente strumentale dell’album).

“A Desert In Between” e “101” sono più ritmate con inevitabili echi di Tool ma in generale l’album richiede eccessiva attenzione per essere apprezzato a dovere mentre l’effetto dovrebbe essere, al contrario, quello di coinvolgere l’ascoltatore di turno.

Da rivedere.

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