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Duff McKagan – Recensione: Lighthouse

Non è passato molto tempo da quando Duff McKagan, il noto bassista dei leggendari Guns N’ Roses, ci ha stupiti con un inaspettato EP di tre pezzi intitolato “This Is The Song”, il cui obiettivo era quello di celebrare il mese della sensibilizzazione sulla salute mentale, tema a cui è molto legato e dove parla della sua esperienza con gli attacchi di panico. Ora invece lo ritroviamo con un nuovo full-length, il terzo della sua carriera, “Lighthouse”, in cui ha modo ancora una volta di esprimere liberamente la sua creatività in dieci tracce nuove di zecca. Già con “Tenderness” i riferimenti al sound dei Guns N’ Roses o delle sue altre band passate erano minimi, qui Duff si spinge ancora di più in profondità accostandosi a un cantautorato autentico e molto introspettivo, non dimenticando però il suo tratto distintivo e la sua anima punk rock.

Lighthouse

Il compito di aprire questo lavoro spetta alla title track, dove il biondo bassista accompagnato inizialmente dalla chitarra acustica rivolge una sentita dedica alla moglie, raffigurata qui come un faro che funge da ancora a cui aggrapparsi e che gli illumina la via per riportarlo a casa quando è preda delle sue tempeste emozionali. La successiva dinamica e ritmata “Longfeather” è una composizione in cui si respira la pura essenza del rock’n’roll, a cui segue l’ottimista “Holy Water”; in questa canzone come in altre lo troviamo alla ricerca della speranza durante i tempi bui e trasmette un’atmosfera positiva che si percepisce già dal primo ascolto. In “I Saw God On 10th St.Duff si immagina di vedere Dio sulla decima strada, anziano con barba e capelli bianchi con gli occhi socchiusi, appoggiato a un muretto, arrabbiato con le mani strette a pugno che sputa a terra con noncuranza. Musicalmente il brano è molto affine allo stile dell’amico Iggy Pop con quell’urgenza punk, grezza e autentica che che guida l’andamento del pezzo.

Si continua con la ballad introspettiva “Fallen” e la malinconica “Forgivness”, mentre con la sbarazzina “Just Another Shakedown” si torna a premere il piede sull’acceleratore e ritroviamo l’animo selvaggio di McKagan emergere con prepotenza in questo brano veloce e senza freni, sicuramente per chi scrive l’highlight di tutto il platter. Si cambia nuovamente registro con l’intensa ed ispirata “Fallen Ones”, mentre l’amico Slash con il suo inconfondibile tocco marchia a fuoco “Hope”. Ma gli ospiti non sono finiti e nella successiva “I Just Don’t Know” troviamo l’amico Jerry Cantrell degli Alice In Chains che con la sua chitarra impreziosisce un brano incentrato soprattutto sull’interpretazione vocale e dove McKagan riesce a convincere ed emozionare in egual maniera, mentre in chiusura è la voce profonda dell’intramontabile iguana Iggy Pop a narrare il “Reprise” di “Lighthouse” come solo lui sa fare.

Lighthouse” è un album ricco di sfumature sorprendentemente ben bilanciato, dove Duff mette a nudo più che mai il suo lato artistico che fonde elementi acustici con l’irruenza mai sopita del rock’n’roll e del punk, risultando autentico ed ispirato. Un faro questo “Lighthouse” per tutti coloro che sono alla ricerca di un album fatto con passione e sincerità.

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