Jeovah Of Death – Recensione: Lagrimas de Oro

Il cosiddetto occult rock, ammesso che possa essere definito come un genere musicale unitario (secondo noi no), nella storia del rock ha sempre avuto dei rappresentanti, affascinati da tematiche legate, per l’appunto al mondo dell’occultismo, da una visione alternativa delle religioni e in generale da tutto ciò che è oscuro e inusuale. Ora, se a livello tematico tutto ciò può essere discutibile, essendo filtrato dalle personali convinzioni che ognuno ha su tali questioni (chi scrive, ad esempio, è distantissimo da tutto ciò, avendo una visione delle cose razionalista come faro guida – ciò è detto per chiarezza e onestà intellettuale), è fuori dubbio che, dal punto di vista strettamente musicale, molto di interessante è stato scritto e composto. A partire da gruppi quali Black Widow e Coven, passando da Devil’s Blood, Blood Ceremony, Jex Toth fino ai Ghost, (e senza dimenticare le numerose band italiane che si sono cimentate con queste tematiche, fra le ultime i VII Vitium) molti di essi con voce femminile, è effettivamente pieno di formazioni di culto che sono rientrate in tale definizione.

La band che andiamo ora a incontrare si chiama “Jeovah Of Death” (nome ispirato da un passo del Deuteronomio), viene dalla Grecia, è attiva dal 2020, e vede in formazione soggetti dai nomi altisonanti, quali Señora Dolorosa alla voce, le chitarre di Grand Inquisitor Sextus A. Maximus e Wicked T. Latsos, T. Woven al basso e N. Mandolas alla batteria. Si dichiarano influenzati, al netto dei nomi pocanzi citati, principalmente dai leggendari Blue Öyster Cult e dalla loro capacità di creare melodie al tempo stesso di facile fruibilità, ma con quell’accento inquietante che da sempre li caratterizza, e come immaginario dei loro testi, dall’inquisizione spagnola, nonché dalla musica, poesia e tradizioni medioevali, al fine di “rappresentare l’oscenità del culto in tutta la sua cruenta estrema crudezza”. Debuttano ora con un album, preceduto da due ep, intitolato “Lagrimas de Oro”, edito per l’etichetta italiana Voidhanger Records, dedita a pubblicazioni in tema con i nostri.

Il disco si apre con la title track, sospesa fra un riff incalzante a tonalità vagamente dissonanti, e una linea vocale che richiama melodie ancestrali, dove si possono avvertire accenti mediterranei, come di musica medioevale. Interessantissimi gli inserti spagnoleggianti, con tanto di nacchere e chitarra flamenca, in alternanza con le chitarre elettriche, dando così un deciso tocco di originalità al tutto. “Sacerdotal Fire”, dalle tonalità più moderne, ha un cantato denso e un ritornello ripetuto, il tutto sostenuto da chitarre sempre in movimento.

Dopo la breve strumentale inizialmente acustica “Para Tu Sagrada Angustia”, arriva “Catherine Wheel”, con inquietanti chitarre armonizzate e una voce filtrata, che riproduce una melodia piuttosto immediata, quasi di stampo “americano”, a voler ribadire gli intenti della band: melodie accessibili unite a tematiche e tonalità ben più cupe. Molto settantiano l’assolo di chitarra. I richiami agli ispiratori Blue Öyster Cult si avvertono con chiarezza nell’inizio, ma anche nello svolgimento di “Suspiria (Diableria)”, con riff, melodie e sviluppo generale del brano che sembrano un outtake della band di Donald Roeser ed Eric Bloom, il tutto però risolto in maniera godibile e riuscita.

Anche la successiva “Blood Madonna” si sviluppa su queste coordinate: una linea vocale melodica e profondamente evocativa, qualche accento cupo su di una base che è sostanzialmente un hard rock melodico di ottima qualità, con una certa articolazione strutturale. Percussioni paganeggianti che costituiscono il breve strumentale “Por Quien Marchas Las Velas” introducono la cavalcata di “Ride On Ye Furious Host”, fra cantato denso di oscure melodie e una base di solido hard rock, con una parte centrale nella quale i chitarristi si producono in ottimi assoli, mentre la conclusiva “Lord, Let Me Be Your Instrument Of Pain” è pregna di un fascino dettato dalle sezioni corali, dense di melodie evocative e un notevole lavoro di chitarre armonizzate.

Il debutto dei Jeovah of Death è un lavoro interessante e godibile, con una palese, e in sostanza riuscita ricerca di una certa personalità, a distinguersi da una massa di proposte con tematiche simili. Ottimi musicisti, cantante molto brava e con linee vocali indovinate, puntano a composizioni che, pur nella loro articolazione, risultano sempre “ascoltabili” e dotate di un’immediatezza che però non inficia quelle atmosfere che vogliono esprimere con i temi trattati. La formula “fruibilità melodica – atmosfere oscure” non se la sono certo inventata loro (gli esempi li abbiamo citati anche in questo articolo), ma con il loro “Lagrimas de Oro” aggiungono un ottimo tassello a questa tendenza musicale con elementi peculiari che aggiungono interesse per un lavoro decisamente da ascoltare.

Etichetta: Voidhanger Records

Anno: 2026

Tracklist: 01. Lagrimas de Oro 02. Sacerdotal Fire 03. Para Tu Sagrada Angustia 04. Catherine Wheel 05. Suspiria (Diableria) 06. Blood Madonna 07. Por Quien Marchas Las Velas 08. Ride On Ye Furious Host 09. Lord, Let Me Be Your Instrument Of Pain
Sito Web: https://www.facebook.com/jhvhndth

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