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Joel Hoekstra’s 13 – Recensione: Dying To Live

A Joel Hoekstra piacciono le sfumature, intese come le differenti facce di un genere musicale vasto come può essere l’hard rock. Lo dimostra prima di tutto la sua lunga attività, che lo ha reso noto al grande pubblico per la sua permanenza nei Night Ranger (chi era alla prima edizione del Frontiers Rock Festival ricorderà la travolgente esibizione di questa band a chiusura della manifestazione) e ora, per un pubblico ancora più vasto, nei Whitesnake, dove ha preso da qualche tempo il posto di Doug Aldrich. Questa sua versatilità, accentuata anche dalla collaborazione con la Trans – Siberian Orchestra, è ben evidente anche nel suo nuovo progetto, di cui “Dying To Live” rappresenta il valido esordio.

Per quanto riguarda i brani che lo compongono, infatti, si nota da subito un grande interesse per l’esplorazione di tutto quello che può significare realizzare un brano di hard rock melodico in tutte le sue sfumature. Il full length all’inizio lascia un po’ spiazzati, è il caso di dirlo, dato che “Say Goodbye To The Sun” è un pezzo con accenti decisamente moderni e un sound più pesante di quanto si potrebbe ipotizzare. Subito dopo però si assiste a una certa virata, con due brani come “Anymore” e ancora di più “Until I Left You”, mid tempo guidati ancora dalla chitarra ma dal piglio più classico. Il disco prosegue nello stesso modo, alternando pezzi che si richiamano tipicamente alla scuola hard rock melodica statunitense, di cui intendono mostrare tutte le possibili sfumature.

Joel Hoekstra in questo è aiutato moltissimo dall’alternanza fra le due voci di prima classe che si alternano al microfono, con un Jeff Scott Soto più graffiante e un Russell Allen più morbido e vellutato che si alternano tra voce principale e backing vocals. Dal punto di vista strumentale, invece, i contributi di altri pezzi da novanta, nonché musicisti altrettanto versatili, come Derek Sherinian alle tastiere e Vinnie Appice alla batteria, fanno da struttura portante a un lavoro con cui si avverte un feeling immediato. Sarà per la perfetta alchimia fra professionisti del rock, ma sarà anche per i contenuti dei testi, tutti incentrati sul non abbandonare mai la speranza nella realizzazione dei propri sogni (“Scream” ad esempio è un invito a mostrare i propri sogni più nascosti, anzi a gridarli al mondo con tutto il fiato che abbiamo in corpo), fatto sta che Joel Hoekstra ha saputo manifestare ancora una volta le proprie qualità in sede di composizione e il suo grande valore come chitarrista. In fondo, per lui è anche questo un piccolo sogno che si avvera.

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