Corrosion Of Conformity – Recensione: IX

Ritornati ad essere un trio da ormai quattro anni (Pepper Keenan è latitante, ma, ufficialmente, non ha lasciato la band) i Corrosion Of Conformity (o C.O.C., se preferite) danno alle stampe questo “IX”, nono, in effetti, album del combo e secondo con questa nuova line up, anche se sarebbe più giusto parlare di line up originale, visto che proprio i primi due dischi in assoluto targati C.O.C. (si parla di metà anni ‘80), avevano la stessa, medesima formazione di “Corrosion Of Conformity” (2012) e di questo, appunto, “IX”.

Venendo subito al disco, si nota che “IX” parte pesante as usual, con i primi due brani (“Brand New Sleep” e “Elphyn”) che riprendono gli stilemi che hanno fatto grandi i C.O.C. Riff concentrici, lenti e pesantissimi, la fanno da padrone, mentre con “Denmark Vesey” la band pigia all’impazzata sull’acceleratore, ritornando quasi a quell’ hardcore a cui, proprio questo trio (ovvero Woody Weatherman, Mike Dean e Reed Mullin), era dedito nei primi anni di carriera.

“The Nectar”, infatti, unisce, se vogliamo, le due anime fin qui presentate, fondendo (un tantino forzatamente) attacchi velocissimi con i riffoni sludge o, comunque di matrice sabbathiana, di cui sopra.

Il prosieguo di questo “IX” non si discosterà molto da quanto detto fin’ora. Pezzi mastodontici composti da riff vorticosi e granitici al tempo stesso, più sparate hardcore, ogni tanto. Questo sono i C.O.C. nel 2014. Peccato, perché i tre musicisti coinvolti nel progetto non sono per nulla delle mezze calzette, anzi, loro in primis hanno dato vita a quella splendida macchina sforna riff (soprattutto durante gli anni ‘90) che i Corrosion Of Conformity possono vantarsi di essere stata.

Purtroppo la mancanza di Pepper Keenan si sente, e anche in maniera pesante. In primis nell’approccio ai pezzi, che in questa veste mancano di “sapore anni ‘70”, prediligendo soluzioni più moderne, se vogliamo. Poi, nel cantato, perché, se anche Mike Dean fa davvero un ottimo lavoro dietro al microfono (oltre che al basso), il timbro vocale, per quanto sofferente e gridato che possa essere, non arriverà ai picchi polverosi e venati di bourbon di Keenan.

E, se nello scorso “Corrosion Of Conformity”, queste pseudo carenze possono esser state dei punti di partenza, qui in “IX” si trasformano, da subito, in cose in meno, che mancano all’istante.

Intendiamoci, però. L’album non è per niente brutto, si lascia ascoltare nella sua interezza e scorre alquanto liscio, dall’inizio alla fine. E’ solo che durante l’ascolto si sente la mancanza di qualcosa. Potrebbe essere la mancanza di qualcosa che vi ho elencato poc’anzi, o di altro ancora. E proprio questo alone indefinito che incombe sul disco, ce lo rende difficile da digerire o, forse, ragionando per assurdo, troppo facile. Sì, perché se manca qualcosa, non si è mai del tutto sazi, no?

Voto recensore
6,5
Etichetta: Candlelight Records

Anno: 2014

Tracklist:

01. Brand New Sleep
02. Elphyn
03. Denmark Vesey
04. The Nectar
05. Interlude
06. On Your Way
07. Trucker
08. The Hanged Man
09. Tarquinius Superbus
10. Who You Need To Blame
11. The Nectar Revised


Sito Web: www.coc.com/

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