Beorn’s Hall – Recensione: In His Granite Realm

Gli Stati Uniti sono uno stato dalle molte facce. Dalle immense distese desertiche del Colorado e del Texas agli altissimi e affollati grattacieli di Detroit e New York, dall’angosciosa e periferica Seattle al paradiso dell’azzardo che è Las Vegas… D’altro canto, stiamo parlando di una nazione con ben 50 stati, quindi è logico pensare che il paese attraversi tre emisferi e almeno cinque cicli climatici. Dal New Hampshire, ai confini col Canada, i Beorn’s Hall si inseriscono nell’ormai affollato filone “viking/black” metal a base di cori epici, songwriting prolisso e auto-referenziale, melodie semplici in chiave maggiore e tanta immagine.

Il gruppo, composto da due soli membri (Joe Bollettiero, membro anche dei Ancestral Shadows e Killbeast e Jeremy Reinhold, membro anche degli Storm of Evil) ha pubblicato tre album finora. I primi due, “Mountain Hymns” e “Estuary” erano maggiormente tendenti ad un black metal sottile, essenziale e con tanta ripetizione di pattern abbastanza semplici, melodie di facile comprensione e totale mancanza di difficoltà nell’ascolto, ma il secondo già mostrava influenze di gruppi poco scontati come Summoning uniti alla violenza primale, ma psichedelica dei Der Weg Einer Freiheit. Il terzo, “In His Granite Realm”, è più ambizioso, ma non necessariamente migliore. L’unico brano messo in anteprima, la lunga “Old Men of the Fountain” metteva le cose in chiaro dall’inizio: introduzione in chitarra acustica, base black abbastanza lenta derivativa di gruppi come Horna, Sargeist e Azaghal e intermezzo che si perde un po’ con riff poco concludenti o basati sul Re basso. Comunque, tutte le altre quattro tracce cantate durano rigorosamente 10 minuti o più: “Distant Torches – Baldr’s Theme”, una marcia moderata in 6/8 con riff abbastanza semplici in chiave maggiore, “To Ride at Midnight”, che cade dritta nella noia durante il suo intermezzo di chitarra acustica con un paio di trucchi ereditati dal Flamenco e la title track, la quale contiene i riff più semplici e dispersivi dell’album. Le tracce rimanenti sono interludi strumentali basati su note sostenuti in cori o in sintetizzatore.

Decisamente poco “Pagan” e molto amatoriale, i Beorn’s Hall portano alle stampe un altro album sufficiente, ed interessante solo per chi trova tali sonorità interessanti. Un aspetto che penalizza l’album è la produzione: troppo riverbero, suono troppo trionfali e momenti di silenzio che fanno cadere l’attenzione. Qualcuno potrà comprare questo album in segno di rispetto per Michael Cook, ex-membro del gruppo che compariva nell’album precedente e che è deceduto l’anno scorso per un incidente in moto all’età di 32 anni, ma non molti ne rimarranno impressionati.

Voto recensore
6
Etichetta: Naturmacht Productions

Anno: 2019

Tracklist: 01. Distant Torches - Baldr's Theme 02. Old Men Of The Mountain 03. Berglmir (the Call from beyond) 04. To Ride at Midnight 05. In His Granite Realm 06. Bronze Age Spellcraft

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