Imperium – Recensione: Beyond the stars

Negli anni ottanta ci si voleva solo divertire con la musica, poi è arrivato Cobain e ha rovinato tutto. Questa, per dirla con le parole di Mickey Rourke e Marisa Tomei, la filosofia che sta alla base di “Beyond the stars“, il secondo album dei finlandesi Imperium. Side project del batterista Mika Brushane (Strike), prodotto e masterizzato da  Erkka Korhonen e da Mika Jussila (collaboratore, tra gli altri di Children Of Bodom e HIM), il disco vede la partecipazione, a voci e chitarre di diversi musicisti dell’ambito melodic rock (Dennis Ward, Markku Kuikka) e segna un ulteriore ammorbidimento del suono rispetto al già melodico debutto del 2016. Fedele alle passioni di Mika Brushane, “Beyond the stars” allinea dieci ballate AOR che, pur mantenendo la tradizionale elettricità di fondo non disdegnano incursioni nel pop (“Just a dream” e la conclusiva “Higher” spopolerebbero a qualsiasi Eurovision Song Contest).

E’ musica sorprendentemente difficile da amare, quella degli Imperium, perché per godersela, esattamente come diceva Randy The Ram Robinson in “The Wrestler” bisogna davvero ignorare Cobain, e con lui  gran parte della musica pubblicata dal 1986 in avanti. Non si tratta di un omaggio al genere, come quello compiuto da Devin Townsend in “Blue Sky”, qui parliamo di pura archeologia musicale, che richiede pazienza e fiducia nel prossimo, che poi sono i temi principali dei testi del disco. Alla fine, dopo qualche imbarazzo, ci si accorge di riuscire a ricordarle a memoria, queste canzoni così difficili da scrivere e così semplici da canticchiare; tutta colpa della titletrack con il suo appiccicoso ritornello affidato alle corde vocali di Dennis Ward (Khymera) e di “Learning how to fly” numero hard rock che i Bon Jovi degli esordi avrebbero potuto riproporre in qualche palazzetto dello sport davanti a folle estasiate. Pur essendo meno gioioso delle premesse (per il senso di nostalgia che emerge prepotentemente durante l’ascolto e per la mancanza di cori realmente efficaci) “Beyond the Stars” è un disco per viaggiare davvero “Back in ’85”, un mondo utopico dove Dodi Battaglia è ancora un chitarrista da imitare (“Crash and burn”), in cui si possono comporre incisi orecchiabili senza vergognarsi (in questo campo un pezzo come “World on fire” sarebbe da prendere a modello) e dove le canzoni sanno darti una mano a rialzarti, dopo ogni inciampo della vita.

 

Voto recensore
7
Etichetta: NEH Records LLC

Anno: 2018

Tracklist: 01. Beyond The Stars 02. Crash And Burn 03. Learning How To Fly 04. Spread You Wings 05. Back in '85 06. King Of The World 07. All Alone 08. World On Fire 09. Just A Dream 10. Higher
Sito Web: https://www.nehrecords.com/SHOP/ImperiumBeyond.htm

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