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Letzte Instanz – Recensione: Im Auge Des Sturms

L’eterna lotta tra il Bene e il Male, affrontata dal concept dei tre ultimi studio album (potete leggere QUI  la recensione di “Ewig”) è terminata e i Letzte Instanz tornano sul mercato discografico con un platter per alcuni aspetti diverso. Non aspettatevi grandi stravolgimenti a una delle formule sonore più ripetitive e al tempo stesso longeve che la storia del metallo di Germania ricordi, ma in occasione di “Im Auge Des Sturms”, gli elettro-saltimbanchi di Dresda affondano in modo più sentito nel lato folk del gruppo, offrendoci uno di quegli ennesimi album tanto prevedibili quanto accattivanti.

Niente pive né cornamuse a go-go, i nostri preferiscono gli archi accostati agli strumenti tipici, che insieme formano armonie antiche e abbastanza piacevoli, mentre la voce di Holly Loose, nasale e sorniona, svolge il ruolo del cantastorie. Certo “Im Auge Des Sturms” non possiede un’oncia di originalità, il suo pregio è da vedersi nell’essere un album di ascolto, un buon compagno per un viaggio in macchina ad esempio, o un sottofondo per una serata a base di birra con gli amici.

L’accoppiata iniziale, composta da “Alles Anders” e “Ganz Egal” è subito esemplare del modus operandi, ovvero il preferire brani dalla struttura semplice e con refrain sufficientemente canterini, irrorati da melodie popolari e alcune inflessioni elettroniche tipicamente crucche che, meno ficcanti rispetto al passato recente, svolgono il semplice ruolo di sfumatura. Non mancano nemmeno dei momenti introspettivi e malinconici che solleticano il sostrato gotico da cui i Letzte Instanz traggono origine, come le lacrimevoli “Koma” o “Zusammen”.

Insomma, “Im Auge Des Sturms” è il tipico esempio di folk/goth rock popolare tra gli estimatori di queste sonorità, che di sicuro apprezzeranno levando il corno a Odino. Per tutti gli altri una divertente alternativa alla monotonia quotidiana. Purché non giri nello stereo troppo a lungo.

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