Metallus.it

K-X-P – Recensione: III Part 1

Un power trio finlandese davvero sopra le righe. I K-X-P, realtà generatasi dalle ceneri di gruppi ben noti in madrepatria (Op:I Bastards e And The Lefthanded)  non sono affatto una band heavy metal e solo marginalmente possono essere ricondotti a questo genere, che emerge tra le numerose influenze di Timo Kaukolampi e soci. K-X-P si può definire un progetto elettronico ad ampio spettro  che chiama in causa rock e musica techno, scenari settantiani progressivi e psichedelici nelle vene di Alan Parsons e dei  Kraftwerk e un synthpop orecchiabile e arioso che per alcuni aspetti ricorda i Camouflage e alcune cose dei New Order. Nel mentre il fantasma dei Black Sabbath aleggia sornione.

Come vedete non è molto semplice trovare un’etichetta a una proposta simile. Di certo i K-X-P sono una delle punte di diamante nel rooster di Svart Records, che seguita a dimostrarsi una label attenta alle realtà trasversali quando hanno qualcosa da dire. E i nostri, giunti al terzo album in studio, di buone idee ne hanno parecchie. Vicino alle sonorità parsoniane troviamo l’opener “Psychic Hybernation”, un pezzo seventies che viaggia tra seduzioni floydiane e synth pungenti a disegnare paesaggi psichedelici sui quali si posano i tappeti di percussioni. Ottima e davvero orecciabile è la successiva “Space Precious Time”, sorta di brano techno/metal dove il vintage sabbathiano flirta con l’elettronica d’antan  à la Kraftwerk, in un insieme che non sbagliamo a definire ballabile. Noise, techno e dub dividono le sorti della successiva “RA”, un episodio complesso e interamente strumentale.

Il suonato è nettamente più presente nell’economia dell’ensemble, ma quando intervengono le vocals di Timo, queste si orientano su di uno stile distorto in chiave post-punk/dark, a dimostrazione di come la wave ’70 e ’80 rappresenti una fonte di influenza pressochè inesauribile per i nostri. Ne è un esempio “Obsolete And Beyond”, altro pezzo da novanta, gradevolissima, cangiante ma con un finale inaspettatamente heavy. A chiudere troviamo la noise e l’ipnosi di due episodi come “Siren’s Dawn” e “Descend To Eternal”, monolitici e ripetitivi a svelare una ulteriore facciata del gruppo, qui senza dubbio meno fruibile e forse un pizzico noioso nelle poche variazioni ritmiche ma capace di diversificarsi.

In definitiva un lavoro particolare e ricco di spunti positivi, ideale per spezzare i soliti ascolti.

Exit mobile version