Iconic – Recensione: II

I cosiddetti supergruppi, band formate da nomi già celebri, sono una costante nella storia del rock, e in alcuni casi hanno funzionato a meraviglia, in altri la somma degli addendi non è stata pari al loro valore. Peraltro, l’etichetta Frontiers Music ci ha oramai abituati a progetti che riuniscono alcuni musicisti di spicco che, a vario titolo sono coinvolti nelle sue uscite discografiche. Un esempio è costituito dagli Iconic, mega band che vede niente meno che nomi quali Nathan James, cantante che ha prestato le sue corde vocali a nomi come Inglorious, Uli Jon Roth e Trans Siberian Orchestra, con la quale ha suonato anche il chitarrista Joel Hoekstra (oltre che con Night Ranger e Whitesnake), affiancato alla chitarra di Michel Sweet (Stryper), al basso di Marco Mendoza (Blue Murder, Thin Lizzy, Black Star Rider, Dead Daisies e un’infinità di altri) e per finire il leggendario Tommy Aldridge, batterista con, fra i tanti, Black Oak Arkansas, Pat Travers, Ozzy Osbourne,Whitesnake, Motorhead, Thin Lizzy e un’enorme quantità di altri nomi di spicco.

Il progetto non è stato evidentemente qualcosa di transitorio, come spesso accade in questi casi, perché, dopo il bel debutto di “Second Skin” del 2022, tornano ora con un nuovo album, sempre per Frontiers, intitolato semplicemente “II”, che secondo le intenzioni della band, definisce ulteriormente il proprio sound.

Sia come sia, il pezzo d’apertura, “Cry No More”, inizia bello potente, con riff massiccio e chitarre armonizzate, James che spara fin da subito le sue cartucce vocali, un bel ritornellone articolato ma cantabile e tutti i musicisti valorizzati a dovere, come si conviene in progetti con così tanti galli in un pollaio.

Più classica è “All I Want”, con qualche (vaghissima) intenzione un po’ più blusey, perlomeno nell’alternanza di riff e linea vocale che guarda già di più ai seventies, con un lavoro di chitarre incessante nell’alternare assoli realmente infuocati. Di maggior respiro arriva “Open My Eyes”, che, vuoi per le armonizzazioni delle chitarre, vuoi per una certa sensibilità vocale, ha qualche vago eco dei Thin Lizzy, (ritornello epicheggiante escluso) ovviamente in versione ipertrofica. Dopo tanto testosterone, non poteva che arrivare un brano più, pur relativamente riflessivo, e infatti ecco “Tears Keep On Falling”, power ballad (più power che ballad, a dire il vero) che fa uscire il lato maggiormente melodico dei nostri in un pezzo maggiormente dilatato nei suoni e nella vocalità.

Per rimettere al suo posto il tutto, arriva “Take Me To The Place”, dal riff compattissimo e molto “americano”, con una linea vocale che guarda ai Whitesnake post “1987” e un bel ritornello melodico e tutto da cantare. Il lavoro delle chitarre è sempre denso e di qualità ineccepibile, così come su “S.O.S.”, sorretto dallo shuffle di Aldrige, per un hard boogie dal ritornello scanzonato e divertente.

Un inizio con grandi armonizzazioni delle chitarre introduce il mid tempo di “Nothing Left For Me”, pezzo dalle belle aperture melodiche, con un eccellente alternarsi fra le chitarre soliste e un feeling che traspare sincero nella linea vocale. Su coordinate non dissimili troviamo anche “Far Away”, altro episodio che predilige melodia dalle tonalità blusey e spazi più ampi rispetto a quanto finora ascoltato, anche se l’assolo con il tapping è chiaramente proveniente da un’altra intenzione musicale. Un notevole lavoro chitarristico introduce “Valley Of Lost Souls”, massiccia e compatta nella base musicale e piacevolmente articolata nella melodia.

Se “Written In The Stars” è un bel hard r’n’r agli steroidi, ma con una cura nella melodia che peraltro caratterizza l’intero album, la finale “Heart Of Stone” inizia come una ballad e prosegue all’insegna di quel gustoso hard rock melodico a stelle e strisce che negli eighties faceva sfaceli.

In conclusione, possiamo dire che questo secondo lavoro degli Iconic, al netto delle rituali dichiarazioni di entusiasmo da parte dei musicisti coinvolti, e di qualche momento un po’ bombastico, è un lavoro piacevole, divertente e di scorrevole ascolto. I protagonisti del progetto sono tutti musicisti eccezionali, e giustamente non fanno nulla per nasconderlo, palesemente divertiti nel dimostrare le proprie capacità in un incessante lavoro delle chitarre, in una ritmica roboante, in interpretazioni vocali a tratti sopra le righe, ma estremamente funzionali al concetto del disco. Che è sostanzialmente una dimostrazione e un richiamo, forse un po’ nostalgico, ma sufficientemente sincero, a un’epoca nella quale prodotti di questo tipo entravano a piedi pari nelle classifiche e attiravano masse di spettatori in concerto. Gli Iconic sono stati protagonisti di quella fase musicale in tutte le numerose situazioni in cui hanno suonato, e giustamente fanno quello che meglio sanno e devono fare, risolvendolo al meglio: hard rock anni ‘80 made in USA, vitaminizzato, di presa immediata e suonato clamorosamente bene.

Magari non sarà il disco che salverà le sorti del rock, ma a noi va più che bene così.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2026

Tracklist: 01. Cry No More 02. All I Want 03. Open My Eyes 04. Tears Keep On Falling 05. Take Me To The Place 06. S.O.S. 07. Nothing Left For Me 08. Far Away 09. Valley Of Lost Souls 10. Written In The Stars 11. Heart Of Stone
Sito Web: https://www.facebook.com/IconicRnR/

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