Evenoire – Recensione: Herons

A quanto pare gli Evenoire non si sono affatto seduti sugli allori dopo il successo riscosso tra gli addetti ai lavori con il debut album “V.I.T.R.I.O.L.” (2012) (la recensione), anzi, in occasione del nuovo platter “Herons” ( i dettagli), la band cremonese non solo ribadisce i caratteri distintivi che ce l’avevano fatta apprezzare ma mette in luce anche delle interessanti ipotesi evolutive.

Se siete state attenti e avete letto l’articolo che il nostro portale scrisse all’uscita di “Vitriol”, avrete notato come il blu fosse il colore dominante sulla copertina del disco. Ora è il turno del rosso e in effetti “Herons” suggerisce calore tra le sue note e si potrebbe definire come un album “mediterraneo”, ricco di suoni folcloristici e profumi.

“Herons” è deominato dalla voce di una Lisy Stefanoni ulteriormente maturata, capace di modulare il proprio tono non solo su di uno stile soprano ormai abusato, ma soprattutto sulla potenza e su di un’estensione vocale che poco o nulla ha da invidiare a tanti celebri colleghi maschi. Il bello di “Herons” è il suo farsi apprezzare senza ricorrere a tante complicazioni, inanellando una serie di brani semplicemente “belli” dove la melodia portante, piacevole al punto giusto, è protagonista.

Ne abbiamo un esempio immediato in “Drops Of Amber”, un episodio intrigante e dotato di un refrain arioso che introduce il flauto come vero e proprio strumento, indispensabile all’economia del sound degli Evenoire. “Herons” si muove tra brani potenti ed altri più ragionati, dove un senso di drammatico ed elegante persiste senza mai cadere nel kitsch.

Le velleità prog di “Love Enslaves”, il calore di “The Newborn Spring” e “When The Sun Sets” (con tanto di ghirigori arabeggianti) rivelano a tratti un gusto per la melodia seventies. Da citare anche due brani potenti come “Tears Of Medusa”, che vede la partecipazione di Linnéa Vikström (Therion) e “Devil’s Sign”, che pur mantenendo un refrain gradevole preme sull’acceleratore e presenta alcune parti di growling vocals.  A chiudere il cerchio, segnaliamo l’intervento di altri ospiti, Riccardo Studer (Stormlord) e Filippo Sasha Martignano (Echotime), che si sono presi cura delle parti di tastiera ed hanno curato gli arrangiamenti del platter.

Un’altra prova davvero positiva per il combo lombardo, che conferma la personalità e il songwriting maturo che ne aveva contraddistinto gli esordi oltre a evidenziare la volontà crescente di ricerca sonora.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Scarlet / Audioglobe

Anno: 2014

Tracklist:

01.  Herons

02.  Drops Of Amber

03.  Seasons Of Decay

04.  Love Enslaves

05.  The Newborn Spring

06.  When The Sun Sets

07.  Tears Of Medusa (feat. Linnéa Vikström)

08.  Devil’s Signs

09.  The Lady Of The Game

10.  Wild Females

11.  Aries (Bonus Track)


Sito Web: http://www.evenoire.it/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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