PreHistoric Animals – Recensione: Finding Love In Strange Places

Nuova pubblicazione per i sempre intriganti Prehistoric Animals, che ambientano il loro nuovo album “Finding Love In Strange Places” ancora una volta in un contesto non così distopico come potrebbe sembrare, narrandolo tramite il consueto mélange di progressive rock ed alternative metal.

Come già detto in passato la band meriterebbe un’esposizione decisamente maggiore viste la qualità della musica proposta; il riff della lunga “The City Of My Dreams” sembra lì apposta a reclamare questa visibilità con la voce di Stefan Altzar sempre più convincente e soprattutto meglio integrata alla musica proposta.

“Living In A World Of Bliss” ha proprio le stimmate del singolo con un basso trainante mentre “Unbreakable” cerca di variare un po’ lo scenario diventando più declamatoria nonostante una ritmica cangiante e poco lineare.

“He Is Number 4” è uno dei pezzi più riusciti tra la batteria sostenuta di Samuel Granath, le solite vocals votate alla melodia, un assolo quasi psichedelico di Daniel Magdic tra chitarre ritmiche compresse… insomma un pezzo interessante.

Inframezzati da brevi interludi i pezzi sono quasi tutti up tempo ed i 45 minuti dell’album scorrono veloci senza cedimenti ma invero anche senza picchi stratosferici (una leggera flessione qualitativa rispetto agli album precedenti)… uno stile in generale assimilabile agli ultimi Caligula’s Horse. “The Secret Of Goodness” è un’altra bella canzone con le tipiche aperture ad ampio respiro su una base strumentale muscolare che esemplifica perfettamente le caratteristiche di un album comunque estremamente godibile.

Etichetta: Dutch Music Works

Anno: 2024

Tracklist: 01. The City Of My Dreams 02. A Bad Day For The Neon Gods 03. Living In A World Of Bliss 04. Unbreakable 05. Strange Places 06. He Is Number 4 07. Come Home 08. The Secret Of Goodness 09. Nothing Has Changed But Everything Is Different
Sito Web: https://prehistoricanimalsmusic.com/

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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