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Heartist – Recensione: Feeding Fiction

Avevamo conosciuto gli Heartist lo scorso anno in occasione della data italiana dei Killswitch Engage (leggi il report + intervista) e questi cinque ragazzi californiani ci avevano impressionato positivamente. Ora, con il debut album “Feeding Fiction”, li ritroviamo al varco del primo full-length. Mettendo da parte eventuali preconcetti legati alla loro immagine non certo true, alla loro giovane età e alla loro appartenenza alla frangia più moderna e, passateci il termine, di tendenza dell’universo hard-rock, dobbiamo ammettere che la band si fa valere e ci propone un disco non certo innovativo, ma piacevole ed efficace.

Si comincia con “What Kind Of World”, bell’esempio di hard rock moderno, di facile presa ma ben elaborato e curato. La successiva “Black Cloud”, scontata e un po’ troppo pop, è forse il pezzo più debole del lotto, ma la band si rifà subito con “Skeletons”, canzone dall’emozionante refrain, e soprattutto con “Pressure Point”, prima traccia scelta per promuovere il disco (guarda il video), che beneficia di una ritmica serrata e di un nuovo ritornello azzeccato. La seguente “Ignite”, altro brano per cui è uscito un video, è ancora una volta un pezzo ruffiano che mantiene però alta l’attenzione.

La seconda parte dell’album è aperta dall’anthemica “Unbreakable” e prosegue con la prima semi-ballad “Legagy”, efficace nel suo coniugare atmosfere soffuse e parti più aggressive. “Manipulate” è una delle tracce più dure e potenti del disco, “Ready To Change” rappresenta invece la nuova ballata del platter, che non rinuncia ad alternare momenti pacati ad altri più carichi. La conclusione è affidata alla doppietta “Set Me Free”/”Demons”, in cui si sente un po’ di stanchezza ma si chiude comunque con dignità.

Con la loro miscela di post-hardcore, modern hard rock e metalcore gli Heartist dimostrano insomma di poter dire la loro. La band ricorda infatti un gruppo come gli Shinedown grazie al suo gusto per le composizioni melodiche e dirette, ma ben salde sui binari del rock duro, dall’indubbia presa ed efficacia. “Feeding Fiction” è in conclusione un disco che, pur non facendo gridare al miracolo, ottiene una sufficienza abbondante e lascia ben sperare per il futuro.

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