After Lapse – Recensione: Face The Storm

Formati nel 2018 dal batterista Roberto Cappa, il tastierista Pablo Sancha ed il chitarrista Arturo Rodríguez, gli After Lapse sono una band di progressive melodico che proviene dalla Spagna, e più precisamente dalla zona della capitale Madrid. Affrontati senza intoppi alcuni assestamenti di formazione e gestiti professionalmente da un’agenzia danese, l’ultimo passo che rimaneva da fare era evidentemente quello del debutto discografico che, dopo la pubblicazione di alcuni demo, avviene finalmente in questi giorni grazie al contratto fresco di firma con l’italiana Frontiers. Grazie a riferimenti stilistici piuttosto chiari, che spaziano da Dream Theater a Devin Townsend, Pain Of Salvation, Haken, Kamelot ed Angra, immaginare quanto proposto da “Face The Storm” non è un esercizio creativo di particolare fatica. Tuttavia, la difficoltà portata in dote da queste derivative premesse sta proprio nel cercare di smarcarsi dai paragoni più pesanti, per trovare una via propria e personale. Nel caso del quintetto spagnolo, si direbbe che la via percorsa è quella di un prevalente power a tinte cinematografiche, che gli interventi prog – affidati in prevalenza alle tastiere di Sancha – contribuiscono a portare delicatamente fuori rotta.

Le ariose aperture orchestrali dell’iniziale “Thrive” servono proprio a creare l’atmosfera di un disco che, nonostante la tempesta evocata nel titolo e la dissoluzione elegante raffigurata in copertina, gode in realtà di suoni brillanti, accostamenti ordinati e passaggi di apprezzabile delicatezza (“Where No One Cares”, “Heal“). A differenza dei nomi citati sopra, gli After Lapse danno vita ad uno spettacolo più intimo e personale (“Beyond The End” è davvero dolcissima), coerente con la dimensione di una band al debutto consapevole dei propri mezzi ma allo stesso tempo impegnata a crescere in termini di personalità e songwriting. Uno spettacolo che di mediterraneo ha però ben poco: completamente calati in un contesto internazionale, gli spagnoli propongono un prog che pur offrendo alcuni secondi di chitarre dal sapore folk (“The Lie”) si avvicina con maggiore convinzione alle più recenti tendenze americane (penso ad esempio ai Seven Spires), tecnico quanto basta per non apparire timido ma di un ascolto che si mantiene sempre su livelli accessibili. La stessa lunghezza media dei brani, che si assesta intorno ai cinque minuti, esprime una scrittura che, pur lasciandosi alle spalle l’asciuttezza dei tre minuti e trenta radiofonici, non si estende nemmeno al punto da richiamare opere più articolate e complesse, o almeno caratterizzate da lunghi ed elaborati virtuosismi. E’ invece nei cori che si incontrano le aperture più avvolgenti e melodiche (“Come Undone”), sottolineate dai suoni degli archi, dai ritmi facili e cadenzati delle chitarre e dalla voce del cantante Rubén Miranda. Un po’ meno convincenti appaiono i passaggi nei quali la formazione spagnola tenta la strada di un maggiore irrobustimento, momenti nei quali il cantato non sembra abbastanza potente per imporre la propria presenza (“Through This War” vorrebbe essere power ma il risultato annacquato non convince del tutto) ed anche la persistente ariosità degli arrangiamenti alla Rondò Veneziano si coniuga bene ma non benissimo con il tentativo di utilizzare una tavolozza di colori più scuri, quasi scandinavi.

Complice una produzione cristallina, “Face The Storm” è comunque un disco che si lascia ascoltare con un bel mix di piacere ed interesse, un po’ per l’evidente cura che è stata spesa per la sua realizzazione (sia la title-track che “More” riescono a cogliere perfettamente tanto i passaggi più delicati al pianoforte quanto quelli di maggiore impatto ritmico) ed un po’ perché sono diversi i punti nei quali emerge la voglia di provare qualcosa di leggermente meno derivativo, pur tenendo conto dei limiti imposti dal genere. Se quindi da un lato il finale del disco è trascurabile, mancano parti di strabordante personalità e gli episodi di vero impatto – quelli che fissandosi nella memoria garantirebbero una maggiore longevità agli ascolti – si contano sulle dita di una mano, dall’altro è indubbio che negli After Lapse vi siano una tangibile sostanza ed una naturale capacità di cogliere il dettaglio, in attesa della scintilla che sappia accendere gli entusiasmi e trasformare il viaggio in un ascolto pienamente appagante.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2022

Tracklist: 01. Thrive 02. Where No One Cares 03. Come Undone 04. Face The Storm 05. Beyond The End 06. The Lie 07. Through This War 08. More 09. Facta Non Verba 10. Heal 11. Along The Way
Sito Web: facebook.com/AfterLapseOfficial

Marco Soprani

view all posts

Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi