Emmure – Recensione: Eternal Enemies

Quando un nuovo album degli Emmure vede la luce, c’è poco da chiedersi cosa avranno tirato fuori, perché la sostanza non cambia, non si discosta di una virgola da quanto fatto fino ad ora, non fa eccezione “Eternal Enemies”.

I nostri sono universalmente riconosciuti per i loro breakdown pompati all’ennesima potenza, in molti casi questi rappresentano l’ossatura stessa del brano, giocando e rivoltando in ogni posizione il dualismo doppia cassa – chitarra downtuned, ritmiche cadenzate e pachidermiche, dinamiche nei cambi di tempo, ma allo stesso tempo statiche dal punto di vista creativo. L’incontenibile potenza della band a stelle e strisce è un marchio di fabbrica e lo ha dimostrato nel corso degli anni, impossibile lamentarsi per la loro fame di groove, per l’essere ripetitivi, in fondo come loro ci sono molti altri gruppi che continuano a sfornare album nel solco della continuità, ciò può piacere oppure no.

Dal punto di vista emotivo, “Eternal Enemies” non regge sempre la stessa tensione, infatti dopo i primi otto brani si denota un calo, dovuto a canzoni più riflessive ed ariose, per quanto possano esserlo gli Emmure, così “Most Hated” fa da spartiacque tra una prima parte al fulmicotone ed una seconda con accenni melodici, tanto nelle parti di chitarra che si lanciano in passaggi alquanto soft per lo standard solito, poco male, perché dopo una manciata di brani si torna a fare sul serio.

Con “Hitomi’s Shinobi” si torna a martellare pesantemente i padiglioni auricolari, questa traccia rappresenta l’immancabile riferimento del caro Palmeri al mondo dei videogiochi; il resto dell’album torna ad attestarsi sui consueti livelli, senza sconfinare in terreni insondati, eccezione per la traccia conclusiva “We Were Just Kids”, il brano più melodico dell’intera produzione, certamente uno dei più riusciti che dimostra quanto gli Emmure siano in grado di offrire qualcosa di diverso dal solito.

Doveroso l’accenno alle liriche, da sempre al limite del nonsense, anche in questo caso non si smentiscono, basti pensare all’opener “Bring A Gun To School”, il cui testo ha suscitato numerose polemiche, tanto per citarne uno.

“Eternal Enemies” è fino a questo momento uno dei migliori album del quintetto americano, ovviamente verrà bistrattato da chi è ostile al loro sound e ne depreca la sterilità compositiva, per tutti gli altri invece headbanging sconfinato.

Voto recensore
7
Etichetta: Victory Records

Anno: 2014

Tracklist:

01. Bring A Gun To School
02. Nemesis
03. N.I.A. (News in Arizona)
04. The Hang Up
05. A Gift A Curse
06. E
07. Like LaMotta
08. Free Publicity
09. Most Hated
10. Grave Markings
11. Hitomi’s Shinobi
12. Rat King
13. Girls Don’t Like Boys, Girls Like 40’s and Blunts
14. New Age Rambler
15. We Were Just Kids


Sito Web: http://emmuremerch.com/

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