Magnum – Recensione: Escape From The Shadow Garden

Quando si parla di Magnum si parla di una band che ormai tutti diamo come scontata; dopo trentacinque anni di carriera e una sfilza di album quasi sempre ottimi non c’è più nulla da aggiungere alla lista dei complimenti e mettersi a discutere su cosa dovrebbero fare questi mastodonti del rock su un nuovo album appare quanti mai pleonastico.

Fondamentalmente la ricetta è sempre quella che ha portato la band ad essere una delle più apprezzate realtà del british rock: Tony Clarkin scrive canzoni dal grande respiro drammatico che Bob Catley interpreta attraverso la propria timbrica unica e le grandi doti di narratore in musica.

Come per tutti gli ultimi dischi del gruppo, anche “Escape From The Shadow Garden” necessità un certo approfondimento per essere apprezzato al meglio. I Magnum odierni si dedicano infatti raramente alla ricerca di hit di grande immediatezza (d’altronde non è che ci possa aspettare chissà quale diffusione mediatica al di fuori della cerchia dei fan) e preferiscono presentare la propria abilità attraverso la raffinatezza degli arrangiamenti e una mescolanza di elementi diversi che rallenta l’assimilazione, ma regala anche profondità artistica e quella unicità che solo i musicisti di classe possono permettersi.

Molte delle composizioni sono ammantate dalla solennità tipica del pomp rock, ma i Magnum non cedono (quasi) mai alla tentazione di produrre qualcosa di esageratamente manieristico e ogni frammento musicale trasmette un’emozione genuina.

Ne sono esempi rimarchevoli lo splendido arrangiamento neoclassico di “Live ‘Til You Die” o la bellissima e articolata “Crying In The Rain”, ma anche la lunga e malinconica “Midnight Angel” e la magniloquente “Unwritten Sacrifice” (anche se canzoni simili a questa i Magnum ne hanno davvero messe molte sui dischi appena precedenti).

Una piccola sorpresa arriva invece dalla presenza di un paio di brani dall’impatto più hard rock rispetto alla norma delle opere più recenti: molto bella è soprattutto “Too Many Clowns”, song atipica dall’incedere scanzonato, e la più classicamente melodic rock “Burning River” (dove invero la voce roca di Catley mostra di aver perso qualche nota su certe tonalità).

Sempre magistrale è invece l’interpretazione di Catley nei momenti più tranquilli e tristi, come la ballata “Don’t Fall Asleep” o la conclusiva “The Valley Of Tears”. Ancora una volta un bel disco, da ascoltare e riascoltare con gusto, ma a questo siamo piacevolmente abituati.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Steamhammer

Anno: 2014

Tracklist:

01. Live ‘Til You Die
02. Unwritten Sacrifice
03. Falling For The Big Plan
04. Crying In The Rain
05. Too Many Clowns
06. Midnight Angel
07. The Art Of Compromise
08. Don’t Fall Asleep
09. Wisdom’s Had Its Day
10. Burning River
11. The Valley Of Tears


Sito Web: http://www.magnumonline.co.uk/

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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