Rise Of Avernus – Recensione: Dramatis Personæ

Sembra essere un momento di transizione per gli australiani Rise Of Avernus, che un anno dopo il convincente debut “L’Appel Du Vide” (la recensione), tornano sul mercato discografico con il nuovo Ep “Dramatis Personæ”, un mini album di cinque inediti per un totale di quasi trenta minuti d’ascolto. La band sembra voler ritoccare lo stile che aveva distinto i suoi esordi, rivedendo quel piacevole gothic/doom dagli ampi tratti sinfonici e progressivi nelle corde dei My Dying Bride a favore (o sfavore?) di un black metal melodico, moderno e di più facile consumo.

E’ possibile che in tutto questo vi sia la complicità di un recente cambio di line-up. Purtroppo non è più della partita la dotata vocalist Cat Guirguis, a sostituirla troviamo la pur brava Mares Refalæða, che tuttavia da un contributo maggiore come tastierista, relegando le vocals solo ad alcune sfumature dei brani. A fare la parte de leone, questa volta è l’acidulo screaming di Ben VanVollenhoven (che propone anche alcuni momenti di voce pulita).

In definitiva i pezzi si possono riassumere in un “extreme gothic” dal sapore filthiano, la velocità di esecuzione è maggiore che in passato e le melodie portanti piuttosto immediate, un po’ sinistre e ficcanti quanto basta per mantenere viva l’attenzione. I ritrovati sinfonici intervengono poi ad irrorare le canzoni, per dare al tutto un senso di grandiosità e stemperare i ritmi pressanti. Buone le aperture epiche di “Acta Est Fabula” (sulla quale registriamo l’intervento di Grutle Kjellson degli Enslaved come guest vocalist), ma per ascoltare un episodio a nostro avviso davvero competitivo, bisogna attendere “In Hope We Drawn”, che recupera le dinamiche crepuscolari e fantasiose del precedente album.

Nulla poi da obiettare sul mestiere e la professionalità della band e nemmeno sulla bontà formale di questo prodotto.  Chi ha familiarità con il black nelle sue vesti più “friendly” troverà nella nuova testimonianza dei Rise Of Avernus una valevole alternativa ai nomi più noti, ma resta un po’ di amaro in bocca poichè il lavoro appare più plastificato e di semplice fruizione rispetto all’avventuroso debutto. E noi questo lo chiamiamo “un passo indietro”.

Voto recensore
S.V.
Etichetta: Code666

Anno: 2015

Tracklist:

01. In The Absence Of Will
02. Path To Shekinah
03. Acta Est Fabula
04. An Alarum Of Faith
05. In Hope We Drawn


Sito Web: https://www.facebook.com/riseofavernus

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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