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Carnifex – Recensione: Necromanteum

Tornano nei negozi di dischi i Carnifex, band storica e pilastro fondamentale del death-core mondiale che ha aiutato in passato il genere a subire le maggiori trasformazioni, senza però ricevere il meritato credito. 

Con cadenza biennale i californiani continuano imperterriti nel loro vincente mix di break-down e sinfonie black, ma che nulla aggiunge alla loro lunga discografia. Si potrebbe facilmente liquidare l’ultimo “Necromanteum” come la solita minestra riscaldata, ma in fondo per gli appassionati poco importa. Il risultato finale è godibile con la giusta dose di divertimento che ha sempre caratterizzato i Carnifex sin dal 2007. 

I dieci brani che compongono questa esperienza sono sempre ben realizzati e strutturalmente solidi, annoiano poco anche se la batteria potrebbe risultare abbastanza ripetitiva nei vari fraseggi. Non si discute la capacità tecnica di Shawn Cameron, ma piuttosto come sia oggettivamente complicato riuscire a dare spinta al brano senza un utilizzo massiccio dei blast-beat. Infatti questo è l’unico elemento un po’ ripetitivo, mentre chitarre e orchestrazioni sono sempre puntuali e ben amalgamate nonostante un nuovo arrivato alle sei corde: Mr. Neal Tiemann, ufficialmente entrato in line-up l’anno scorso, dopo un lungo rodaggio iniziato nel 2020. 

Nulla da dire invece sull’ottimo lavoro di Scott Lewis, che come al solito si dimostra frontman solido e continuativo nel tempo, soprattutto in sede live. In passato ho solo ottimi ricordi delle sue prestazioni, uno degli artisti dei più longevi in questo settore, in continua conferma nel lungo periodo e che ha insegnato tanto alle nuove generazioni. Probabilmente il successo è grazie soprattutto alle sue capacità vocali, mettendosi in mostra affiancato a un Tom Barber infuocato durante “Death’s Forgotten Children”, duo inaspettato ma che funziona egregiamente, donando una sfaccettatura nuova nella storia dei Carnifex.

Altro episodio molto interessante è “Crowned In Everblack”, un piccolo tributo a Trevor Strnad, impossibile da non notare durante l’assolo, che è palesemente ispirato all’album dei The Black Dahlia Murder

In sostanza non stiamo ascoltando a qualcosa di stravolgente ma al classico lavoro scolastico dei Carnifex come solo loro sanno fare. More of the same? E quindi?

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