The 69 Eyes – Recensione: Death Of Darkness

Qualche mese fa abbiamo avuto modo di gustarci un’anteprima del nuovo album dei The 69 Eyes con l’uscita del valido EP “Drive” e ora il gruppo ha rilasciato il nuovo full-length “Death Of Darkness” che contiene dieci pregevoli composizioni di goth’n’roll ad alto tasso adrenalinico. La band è sulla cresta dell’onda da oltre trenta anni grazie alla combinazione vincente di sonorità che spaziano dal glam rock al gothic rock e che includono anche un amore verso l’immaginario horror di vecchi film cult del genere e una genuinità nella loro proposta che è merce rara dopo tutti questi anni. Il connubio tra le atmosfere plumbee del gothic rock nordico e la decadenza delle sonorità dell’assolato Sunset Strip ben si fondono e completano nelle dieci composizioni presenti in questo lavoro. Si parte con la oscura e accattivante title track che strizza l’occhio al groovy goth del passato, mentre con la dirompente “Drive” siamo pronti a sfrecciare a tutta velocità  sulle assolate strade della west coast.

Abbiamo avuto modo di sentire dal vivo la cover dei BoycottGotta Rock” quando i The 69 Eyes a marzo hanno suonato nel nostro paese ed il brano si amalgama perfettamente con la produzione della band tanto che sembra proprio scritto dalla loro penna ed anche in studio ha una ottima resa. In “This Murder Takes Two” si evocano atmosfere fumose da saloon con un cantato alla Johnny Cash in cui Jyrki 69 duetta con la tatuatrice Kat Von D e a dispetto del brano su cui avevano collaborato in passato intitolato “Rosary Blue”, stavolta le voci si amalgamano meglio in una southern ballad molto coinvolgente. Seguono due dei brani presenti nell’Ep, come l’avvolgente e sensuale “California” a cui fa da contraltare la ruvida e rocciosa “Call Me Snake”, mentre la conturbante “Dying In The Night” ci cattura e porta nella cripta degli Helsinki Vampires in attesa del morso letale. Altro pezzo vincente è “Something Real” dove vocals stentoree sono accompagnate da sensualità, romanticismo decadente ed uno strumentismo rampante di grande livello a cui segue “Sundown” dall’incedere iniziale molto alla The Cult e che sfocia in un ritornello irresistibilmente catchy che fa presa all’istante.

Chiude l’album “Outlaws”, la traccia più lunga dell’album in cui riverberi del passato si fanno sentire e richiamano alla memoria un pezzo come “Sleeping With Lions” con la voce baritonale di Jyrki 69 sempre in primo piano. In sostanza con questo  lavoro i The 69 Eyes si riconfermano maestri nel loro genere regalandoci un album che è un susseguirsi di emozioni che si rincorrono in  ogni brano e si scoprono ascolto dopo ascolto.

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

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