Miasmal – Recensione: Cursed Reedemer

Dopo aver dato spazio nel proprio catalogo a molte nuove scoperte provenienti dall’underground death metal, tra cui gli ottimi Morbus Chron, ad esempio, la Century Media ci presenta oggi questi Miasmal, tipica band di stampo svedese (arrivano da Gotheburg) di cui sinceramente non avremmo sentito la mancanza.

Sin dalle prime note di “Cursed Redeemer” la proposta dei Miasmal appare infatti completamente assimilabile a quella di moltissime altre band che da quelle parti hanno mandato notizie nel corso degli ultimi venticinque anni, e anche a voler cercare una qualche piccolo particolarità si può giusto segnalare un’impronta di riffing e struttura del brano che evidenziano qualche similitudine con il thrash più marcio (quasi punk-core a tratti). Si tratta però di una caratteristica che lungi dal rendere l’insieme più attraente ne traccia semmai un profilo ancora più datato.

Il buono del gruppo sta probabilmente nell’atteggiamento molto diretto, nella voglia di picchiare duro senza troppi fronzoli, con la scontata conseguenza di arrivare facilmente al nocciolo della questione e portare a casa quel minimo di scapocciate da guadagnarsi il minimo sindacale.

Brani come “Whisky Train” o “Cursed Redeemer” hanno molto potenziale se ascoltate dal vivo dopo qualche birra, ma rimangono solo uno dei tantissimi esempi di dilettevole banalità che la multiforme e ricchissima scena death metal riesce ancora oggi a sfornare a nastro.

Diciamo che se vi mancano davvero molto gli Entombed e non avete voglia di attendere oltre, una band come i Miasmal può funzionare egregiamente da tampone, ma ci viene difficile immaginarli tra le prime file delle new sensation dell’underground di genere.

Voto recensore
6
Etichetta: Century Media Records

Anno: 2014

Tracklist:

01. Cursed Redeemer
02. Call Of The Revenant
03. Whisky Train
04. Excelior
05. A Veiled Remembrance
06. Until The Last
07. Frozen In Time
08. 2013


Sito Web: https://www.facebook.com/miasmal?fref=ts

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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