The Karma Effect – Recensione: Cruel Intentions

I Karma Effect sono una di quelle nuove band che si inseriscono a pieno titolo in quel filone musicale che si rifà all’hard rock e al classic rock dei tempi gloriosi, e che in questi anni ha visto nomi quali Dirty Honey e Greta Van Fleet, o per ricordare le novità di quest’anno, i giovani Jayler.

Londinesi, attivi dal 2020, hanno debuttato nel 2022 con un album omonimo autoprodotto, che li ha fatti notare a pubblico e critica, per poi essere messi sotto contratto dalla Earache Records, con la quale hanno pubblicato “Promised Land”, album che riuscirà nell’impresa di entrare nella top 20 inglese, ottenendo quindi un notevole successo.

A tentare di consolidare un riscontro così importante, arriva ora il terzo album in studio, sempre per Earache, intitolato “Cruel Intentions”, per la cui produzione è stato confermato Michael Charman, che già si era occupato del disco precedente, e le registrazioni si sono svolte presso gli studi londinesi The Hive Rooms. La formazione, oltre ai leader Henry Gotteleier a voce e chitarra e Robbie Blake alla chitarra solista, vede Tom Pitt alle tastiere, Nate Keevil al basso e Alan Taylor alla batteria, musicisti solidi e del tutto adatti al compito che hanno affrontato.

L’apertura dell’album è affidata a “Ride or Die”, la cui formula è quella che percorre un po’ tutto il lavoro: hard rock blueseggiante con ritornelli facili a memorizzarsi, assoli a tutte pentatoniche e una certa freschezza di fondo che lo fa rendere divertente e fruibile. Il riff zeppeliniano di “Dangerous Love” è unito a una ritmica in odore di funk, sottolineata da una sezione di fiati e un mood generale che ricorda band quali Aerosmith ed Extreme, ovviamente in salsa britannica.

“Lady Bohemian” è maggiormente melodica e accettabilmente ruffiana, pregna di quelle melodie fatte apposta per piacere, con un risultato peraltro ben riuscito, ma ecco che, a riequilibrare il tutto arriva, fin dal titolo, l’hard boogie di “Raised on Rock ‘N’ Roll”, a cui peraltro non mancano quei ritornelloni spinti dai cori che caratterizzano lo stile dei nostri. Ricca di groove, con gli Aerosmith bene in testa, ecco “Bad Manners”, mid tempo sostenuto a meraviglia dalla batteria di Taylor, sul quale Gotteleier si staglia con la sua voce acuta ma dai toni blusey, un po’ Plant, un po’ Marriott, un po’ Rodgers, anche se, a rallentare i bollenti spiriti, arriva “Closest Thing to Crazy” la ballad di rito che non può mancare nel progetto complessivo del disco.

Se questa, pur buona, è un po’ troppo standard, “Waiting on a Miracle” è un vivace hard r’n’r che guarda ai Bad Company e ai loro allievi Thunder, con in più ancora i fiati a dare spinta al tutto. Will Wilde, importante armonicista rock blues britannico, offre i servigi del suo strumento su “Better Luck Next Time”, scoppiettante e tirato hard blues – boogie, e il suo lavoro è di primissimo piano, e altrettanto frizzante è l’incalzante riff di “Long Gone”, al pari della linea vocale, il tutto non certo privo delle necessarie dinamiche. La title track, a partire dal “solito” impianto hard blues, è vagamente più riflessiva nella linea vocale (ma non troppo eh!), risultando un brano indubbiamente interessante, e la conclusiva “One More for the Road” (chi si ricorda dell’omonimo storico live dei Lynyrd Skynyrd?) è effettivamente pregna di atmosfere southern soprattutto nella linea vocale con chitarre acustiche sullo sfondo, e chiude con una certa leggerezza un album che possiamo definire ben riuscito.

Certo, non c’è da aspettarsi alcuna innovazione, quello no, ma un buon songwriting, che denota senso melodico e freschezza, è di sicuro una caratteristica saliente di questo album. Interessante notare che la band, come modelli di riferimento non ha i “soliti” Led Zeppelin, Bad Company e Aerosmith, ma anche quella seconda o terza generazione di band, anche loro connazionali, che quelle sonorità le hanno riprese a loro tempo, fra ’80 e ’90, formazioni quali Thunder e Little Angels (a proposito, non vi siete mica persi lo speciale che abbiamo fatto qualche tempo fa, vero?), il tutto riproposto con competenza e consapevolezza. L’intenzione del disco è di fare un lavoro fresco, fruibile e divertente, pur nella scia dei gruppi sopracitati, e a riguardo si può dire che l’operazione è ben riuscita, con un approccio che predilige le melodie e il suono d’insieme piuttosto che i singoli musicisti (pur ottimi, intendiamoci) come d’altronde il genere comanda.

Un album fatto per divertirsi e divertire, che ha centrato l’obbiettivo.

Etichetta: Earache Records

Anno: 2026

Tracklist: 01. Ride or Die 02. Dangerous Love 03. Lady Bohemian 04. Raised on Rock ‘N’ Roll 05. Bad Manners 06. Closest Thing to Crazy 07. Waiting on a Miracle 08. Better Luck Next Time 09. Long Gone 10. Cruel Intentions 11. One More for the Road
Sito Web: https://www.facebook.com/thekarmaeffectuk

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