Lynyrd Skynyrd – Recensione: Celebrating 50 Years – Live At The Ryman

Per il loro 50° anniversario, i Lynyrd Skynyrd avevano fatto le cose in grande: un concerto celebrativo dell’evento presso l’auditorium Ryman a Nashville, avvenuto il 13 novembre del 2022, con una serie di ospiti di rilievo quali Jelly Roll, Marcus King, John Osborne, Brent Smith, e, tanto per restare in famiglia, Donnie Van Zant. Poi però, il 5 marzo del 2023, l’unico membro fondatore rimasto, il chitarrista Gary Rossington, lasciava questo mondo, facendo sì che, di fatto, quel concerto sia stato la sua ultima partecipazione su di un palco con la sua band. La decisione di pubblicare l’esibizione, con un doppio cd più dvd/blue ray, è stata assecondata dalla Frontiers, che fa ora uscire il tutto.

Il concerto è sostanzialmente una rassegna dei grandi classici degli anni ‘70 della band, con qualche extra post reunion. L’apertura è affidata al southern boogie “What’s Your Name”, seguito a ruota dalla potentissima “Workin’ for MCA”, che vede ospite alla chitarra John Osborne, del country duo The Brothers Osborne, e il lavoro delle chitarre è (ovviamente) formidabile, con le parti soliste che si alternano, rincorrono e intrecciano creando quel sound che è un autentico marchio di fabbrica. “You Got That Right” con gli assoli a due voci, e il tirato swing di “I Know A Little”, con un trionfo di chitarre slide, entrambe da “Street Survoivors”, sono effettivamente una goduria. Poi arriva “Down South Jukin”, brano dalla compilation postuma “Skynyrd’s First” del 1978, ed è la prova che anche in brani non inseriti nei dischi ufficiali, perlomeno in molti casi, lo spirito non si era perso, tanto è in linea con il repertorio più classico.

Fino a qua Gary Rossington non era ancora salito sul palco, ma con “That Smell” viene presentato e da lì in poi farà tutto lo show. L’unico brano preso da “Gimmie Back My Bullets” del 1976 è la splendida “Cry For The Bad Man”, un mid tempo potente ma rilassato, prova di quanto band inglesi quali i Free avessero al tempo influenzato la scena americana, mentre da “Nuthin’ Fancy” del ’75 arriva il super classico “Saturday Night Special”, con il grande Marcus King ospite alla chitarra ad arricchire ulteriormente il sound della band, che dal canto suo, con gente come Rick Medlocke, Mark Matejka e ovviamente lo stesso Rossington, può contare su un parco chitarre di primissimo piano. La meravigliosa e commovente ballad “Tuesday’s Gone” vede come ospite alla voce il rapper Jelly Roll (ma sapevate che esiste anche il southern hip hop? Ma guarda un po’ cosa si va a scoprire nella vita!), che, in alternanza a Johnny Van Zant canta oggettivamente benissimo, con rispetto e consapevolezza, una piacevole sorpresa per chi, come il sottoscritto, non lo conosceva neppure per sbaglio.

Un altro ospite, questa volta molto in coerenza con il suono del sud degli States è Donnie Van Zant (cantante dei 38 Special e autore l’anno scorso, assieme al fratello, dell’album “Always Look Up”), qua alle prese con la patriottica “Red White and Blue”, anch’essa tratta dall’album post reunion “Vicious Cycle” del 2003. Questa, a gusto di chi scrive, non un una delle cose migliori scritte dalla band, pur quantomeno dignitosa. Ma ecco arrivare uno di quei classici che hanno fatto la storia di un intero genere musicale, quella “Simple Man” che, sia a livello musicale che concettuale è a tutti gli effetti un brano bandiera. Qua l’ospite alla voce è Brent Smith degli Shinedown, band che dal vivo faceva una sua versione brano stesso, e ovviamente la interpreta come si deve.

Si procede verso la conclusione con la frizzante “Gimme Three Steps”, la cover di “Call Me the Breeze” di JJ Cale, che anche nel repertorio degli Skynyrd è un classico (bello l’assolo di piano di Peter Keys!), e si conclude con il gran finale: due classici colossali quali “Sweet Home Alabama” e il tour de force di “Freebird”, pezzi che certo non hanno bisogno di presentazione, e che funzionano terribilmente bene anche in queste versioni live.

A seguito un documentario sulla storia della band della durata di una mezz’ora.

Il live, come dice il titolo stesso, è sostanzialmente la celebrazione di uno di quelli che si possono a tutti gli effetti definire “miti americani”, una band che, con la sua musica e la sua attitudine, fa oramai parte a pieno titolo dell’immaginario di quel paese. Certo, l’intento celebrativo c’è tutto ed è assolutamente palese. C’è però da dire che il tutto è suonato in una maniera spettacolare (e ci mancherebbe altro!), ma soprattutto con la convinzione e la consapevolezza del ruolo che i Lynyrd Skynyrd ricoprono. Oltretutto è anche un documento che chiude una fase della band, vedendo l’ultimo superstite della formazione originale sul palco per l’ultima volta. La band continua tutt’ora senza di lui e fa concerti di livello indubbiamente altissimo, sia per la qualità dei musicisti che quella, leggendaria, dei brani, a garantire continuità con un passato incredibile. Questo “Celebrating 50 Years – Live At The Ryman” è un ponte fra l’ultimo spezzone del passato e l’attualità che, per fortuna, resiste nel portare avanti con amore e dignità tutto ciò che i Lynyrd Skynyrd hanno rappresentato.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2025

Tracklist: 01. What’s Your Name 02. Workin' for MCA (ft. John Osborne) 03. You Got That Right 04. I Know A Little 05. Down South Jukin 06. That Smell 07. Cry for the Bad Man 08. Saturday Night Special (ft. Marcus King) 09. Tuesday’s Gone (ft. Jelly Roll) 10. Red White and Blue (ft. Donnie Van Zant) 11. Simple Man (ft. Brent Smith) 12. Gimme Three Steps 13. Call Me the Breeze 14. Sweet Home Alabama 15. Freebird 16. Celebrating 50 Years of Lynyrd Skynyrd Documentary
Sito Web: https://www.facebook.com/LynyrdSkynyrd

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