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Luca Garrò – Recensione: Brian May – Just One Life

Brian May è un artista speciale e unico, amato da moltissimi e spesso sottovalutato, che unisce una personalità artistica geniale e innovativa a una umiltà quasi sorprendente, che nasconde un carattere insicuro e tendente alla depressione. Una bestia sempre in agguato, anche in una vita di una persona di grande successo, ma di cui il musicista britannico parla apertamente e senza paura di infrangere la sua immagine da mito del rock. Fino al punto di dire a Luca Garrò (autore di questa biografia autorizzata), “credi davvero che la storia della mia vita possa interessare a qualcuno?” Potremmo rispondere, ma sarebbe pure retorica.

Psicologo, giornalista e storico della musica, Luca Garrò ha scritto per alcune delle più note riviste musicali italiane, da Rolling Stone a Jam, passando per Rockstar, Rocksound, Onstage, Rock Hard e Classic Rock. Ha firmato centinaia di articoli sugli argomenti più disparati, molti dei quali incentrati sui personaggi più influenti della storia del rock classico. Per Hoepli è autore dei volumi “Freddie Mercury”(2016), “David Bowie” (2017), “Jimmy Page & Robert Plant”(2018), oltre ad aver contribuito a “La Storia Del Rock”(2014), “Jimi Hendrix” (2015) e “Jim Morrison” (2016). Per Diarkos ha scritto “Le Leggende Del Rock”, “Qui Per Restare” (2020), mentre per Zanichelli è stato tra i curatori di varie edizioni del ‘Dizionario del Pop Rock’.

Anche il titolo stesso dell’opera, “Just One Life”, trasuda modestia ma è tratto da uno dei brani più lirici e struggenti della carriera solista di Brian May: E sono così felice di conoscerti/Come ti conosco ora/Forse dentro di te/Eri incasinato come me/Ma per loro eri integro e forte/E amico nel loro bisogno/E quello che hai lasciato dietro di te/E cosa mi ha travolto/Dice che la tua vita è il lavoro/Scorre e ancora/Un pezzo di eternità/Solo una vita.

Il racconto della vita di Brian May inizia con un momento molto importante della sua vita, il Freddie Mercury Tribute Concert, cui presero parte moltissime rockstar internazionali, davanti all’oceanico pubblico di Wembley, nel 1992. Questo triste abbraccio collettivo sanciva la fine di una parte della vita di Brian e apriva scenari inediti, in cui nulla sarebbe stato come prima. Con un’unica certezza: lo spettacolo avrebbe dovuto continuare. Ma da dove si era partiti?

Tanti anni prima, all’età di otto anni, Brian era passato dall’ukulele alla chitarra. Un amore che lo avrebbe accompagnato per sempre e reso immortale dalla costruzione insieme al padre Harold, della Red Special, strumento ormai entrato nel mito e al quale ha dedicato un intero volume edito in Italia da Tsunami. Una chitarra, creata artigianalmente in base alle proprie idee ed esigenze specifiche, divenuta nel tempo la sua risorsa segreta e la sua firma artistica.

Grande appassionato di astrofisica fin dall’infanzia, a un certo punto Brian si trovò di fronte alla più dolorosa delle scelte: proseguire nella carriera accademica, caldeggiata dai genitori, o tentare la via della musica. Per fortuna optò per quest’ultima, pur restando per sempre una rockstar atipica e un individuo fuori dal comune e dai cliché del rock: per nulla attaccato ai soldi, padre affettuoso e amico fedele, come ricorda Tony Iommi nella sua prefazione al volume, in cui celebra l’artista e l’uomo, insieme alle altrettante lodevoli parole lasciata da Claudio Trotta, organizzatore di tanti concerti di May.

Leggere dall’interno la storia dei Queen è una esperienza intima ed emozionante. Garrò ripercorre la nascita dell’alchimia artistica con Freddie Mercury, la scelta del nome del gruppo, i dietro le quinte degli album più importanti, i racconti del party a New Orleans per l’uscita di Jazz, i successi del Magic Tour e molto di quello che non avete mai osato chiedere. Allo stesso tempo, non mancano gli sguardi all’altalena di emozioni nella vita del chitarrista, alla spiccata sensibilità evidenziata tanto in pubblico che nella stesura dei suoi testi e alla lotta per i diritti degli animali. Si arriva poi fino ai giorni nostri, grazie al ritorno dei Queen insieme al suo partner storico Roger Taylor e cantanti come Paul Rodgers e Adam Lambert. E non viene dimenticato il periodo del covid, in cui Brian delizia i fans grazie a live in streaming durante il lockdown, dopo aver ottenuto l’ennesimo successo grazie agli Oscar ottenuti dal blockbuster inaspettato “Bohemian Rhapsody” e il titolo di Cavaliere che Carlo d’Inghilterra ha voluto conferirgli per i “servizi resi alla musica e per le sue attività di beneficenza”.

Solo una vita si, ma piena di amore, creatività e tante passioni che definiscono Sir Brian Harold May, chiamato da Claudio Trotta come “un uomo del Rinascimento, casualmente nato il 19 luglio del 1947.” Un racconto in terza persona che riesce a coinvolgere, come se fosse narrato dallo stesso artista britannico.

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