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Machine Head – Recensione: Bloodstone & Diamonds

Dopo la non certo amichevole separazione dallo storico bassista Adam Duce e a tre anni di distanza dal precedente album “Unto The Locust”, i Machine Head tornano sulle scene con il nuovo “Bloodstone & Diamonds”. Un disco solido e particolare, forse un po’ pesantuccio nei suoi oltre 70 minuti di durata e nella lunghezza a volte al limite dell’estenuante delle proprie tracce, ma anche per questo originale e personale. La band non si è insomma fatta ostacolare dalle difficoltà degli ultimi tempi e ha dato alle stampe un platter riuscito e convincente.

Suggestivi violini introducono e accompagnano l’ottima opener “Now We Die”, pezzo tiratissimo e grintoso, che si scioglie però in un emozionante e melodico refrain; il brano è inoltre impreziosito da assoli e passaggi chitarristici di notevole tecnica e fattura. La potenza non viene meno nella successiva “Killers & Kings”, traccia quasi industrial, che rappresenta una vera e propria corazzata ed è una delle poche canzoni del lotto ad attestarsi sulla media durata. Le seguenti “Ghosts Will Haunt My Bones” e “Night Of Long Knives” sono infatti pezzi pregevoli, sempre in bilico tra aggressività e ariose aperture melodiche, ma si dilungano un po’ troppo nei loro oltre 6 minuti a testa e finiscono per perdere in efficacia. Discorso a parte per “Sail Into The Black”, brano ancora più lungo che costituisce una mini suite, davvero peculiare e originale nelle sue evocative parti strumentali e nei suoi inquietanti cori.

Dopo la trascinante “Eyes Of The Dead” il disco perde un po’ il filo e diventa purtroppo a tratti noioso. 7 minuti e mezzo per la comunque non malvagia “In Comes The Flood” sono forse troppi, mentre la fiacca ballad “Damage Inside” e la trascurabile instrumental narrata “Imaginal Cells” sanno tanto di filler. Il bel finale affidato alla coinvolgente “Take Me Through The Fire” e quanto di buono visto in precedenza permettono comunque di sorvolare su tali difetti.

“Bloodstone & Diamonds” è un album che coniuga sapientemente sonorità moderne, gusto per le melodie e i passaggi vincenti e un certo desiderio di sperimentare. Come già abbiamo detto, l’eccesiva lunghezza sia totale che delle singole tracce inficia in parte l’esito finale, ma il risultato non può che dirsi positivo. I Machine Head hanno quindi nuove frecce al proprio arco per i prossimi live e aggiungono un nuovo significativo tassello alla loro ormai corposa discografia.

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