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Lord Of The Lost – Recensione: Blood & Glitter

A sorpresa il 30 dicembre del 2022 i Lord Of The Lost hanno rilasciato l’ottavo album in studio, intitolato “Blood & Glitter”, senza alcun tipo di promozione, o annuncio. Molti avrebbero considerato questa scelta un suicidio commerciale e un grosso azzardo, ma la formazione di Amburgo invece, contro ogni più rosea aspettativa, ci ha visto giusto, infatti pochi giorni fa l’album è arrivato inaspettatamente al primo posto delle classifiche tedesche. Follia, pazzia, genio o sregolatezza? Poco importa, il five-piece capitanato da Chris “The Lord” Harms è riuscito a raggiungere un traguardo così prestigioso e inaspettato grazie ai soli propri mezzi e al supporto dei loro fan che da sempre hanno creduto nella band. Sicuramente l’ottima vetrina come gruppo di apertura agli Iron Maiden ha aperto loro la strada a un’utenza maggiore di ascoltatori, ma la cosa fondamentale che va sottolineata è la bontà di questo nuovo album, altrimenti questi non sarebbero stati i risultati sperati.

LORD OF THE LOST - Blood & Glitter (Official Video) | Napalm Records

In questo nuovo lavoro il gruppo abbraccia pienamente l’amore radicato per il glam rock (molti di voi ricorderanno la militanza in passato di Harms nei glamsters The Pleasures) degli anni settanta, sia musicalmente che visualmente nel look colorato e sbrilluccicante, ma una grossa parte del sound è pregna dell’elettronica e della new wave anni ottanta arricchita dalle sonorità più heavy che da sempre caratterizzano il sound della band. La travolgente e catchy titletrack apre con grande stile questo album, un pezzo che da subito ha tutte le potenzialità di diventare un classico e una canzone fissa in scaletta ai live, seguita dalla poderosa “Leave Your Hate In The Comments”, song dal testo sarcastico, una dichiarazione forte e attuale che affronta la crescente cultura dell’odio nei social media in cui i Lord Of The Lost con maestria ed ironia si prendono la rivincita dai troll del web e alla fine aggiungono un sample che cita il brano di Britney Spears…Baby One More Time”, variandolo da “Hit Me One More Time” in “Hate Me One More Time”. “Absolute Attitude” profuma di squisita e nostalgica dark-wave da tutti i pori, a cui segue “The Future Of A Past Life”, in cui troviamo il primo ospite presente nell’album, Marcus Bischoff degli Heaven Shall Burn, in una composizione tagliente e feroce caratterizzata da suoni più “freddi” tipici dell’industrial metal che rimandano ai Deathstars d’annata.

Un altro brano vincente è la successiva “No Respect For Disrespect”, un mid-tempo trascinante e il cui testo critico e diretto mostra ancora una volta il grande songwriting del gruppo e la capacità di affrontare temi importanti senza scadere nella banalità e nell’ovvio. Nella incalzante e Mansoniana “Reset The Preset” troviamo come ospite Andy LaPlegua dei Combichrist, in un brano che farà faville in tutti i dance floor del mondo, mentre l’incedere ipnotico della successiva “Destruction Manual” ci porta a cantare un ritornello a dir poco esplosivo e che non lascia alcuna tregua. Si continua con la più oscura ed elettronica “Dead End”, mentre prepotente ritorna la dark wave anni 80 nella conturbante “Leaving The Planet Earth”, brano che si poggia su keyboards efficaci, ma non invadenti, a cui segue la dark e malinconica “Forever Lost” e l’intensa “Save Our Souls”  che vede la partecipazione di Ally Storch dei Subway To Sally al violino. “One Last Song” è per chi scrive uno dei migliori brani scritti dalla band tedesca, una composizione ricca di pathos e dal testo molto significativo, accompagnata da un sound incalzante e allo stesso tempo seducente in un crescendo esplosivo che più volte riporta alla mente un brano come “I Love You (Prelude To Tragedy)” degli Him dei bei tempi, ma permeato ancora di più di glamour e di magica decadenza. Che dire, un pezzo perfetto che da solo vale l’acquisto dell’album. Ma non è finita, come bonus track troviamo “The Look”, la celebre cover dei Roxette che vede la partecipazione della popstar tedesca Blümchen, in un duetto riuscito e rivisto in chiave Lord Of The Lost e questo è proprio il modo migliore per chiudere un album inaspettato e che fa centro dal primo ascolto.

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