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Black Yet Full Of Stars – Recensione: Black Yet Full Of Stars

Dietro al curioso moniker Black Yet Full Of Stars si cela una band capitananta dall’italianissimo compositore Carlo Dini. Il polistrumentista marchigiano si avvale per questo progetto del vocalist americano David Scott McBee, che rende al meglio il thrash metal dalle tinte sinfoniche ed oscure proposto in questo album omonimo. I nostri lavorano su basi decisamente graffianti, seguendo la scuola Iced Earth e Nevermore, infarcendo poi i brani di arrangiamenti pomposi e cinematografici, un po’ sulla scia di Epica, Kamelot e Turilli, privilegiando l’uso di fiati ed ottoni, in luogo delle ultra abusate sezioni di archi.

Il risultato è decisamente positivo, perchè, “Black Yet Full Of Stars” si rivela un disco con un’anima Metallica (si, proprio la band di Hetfield), capace di essere comunque elegante e magniloquente e senza perdere mai il tiro. Ciò che manca per rendere questo esordio un must, sono probabilmente i grandi ritornelli e quelle melodie vincenti che ti si appiccicano in testa fin dal primo ascolto. Ma siamo sicuri che il nostro Dini sarà in grado di far crescere la propria creatura, compiendo un ulteriore passo avanti già dal secondo disco. Prendendo nel mucchio di queste otto canzoni, tutte di buon livello, possiamo citare l’opener “Lightborn” un rabbioso up tempo, ricco di enfasi e la sparata “Golden Child” in cui le parti orchestrali riescono a coesistere con le ritmiche possenti, andando a prendersi il proprio spazio, senz aper questo dover rallentare e mollare la presa. Ben strutturato anche il gran finale con “Tempesta“, brano più lungo e finemente architettato. Peccato solo che il cd non arrivi nemmeno a 40 minuti, un paio di pezzi in più li avremmo davvero graditi.

Black Yet Full Of Stars” è un album originale, pur nella propria canonicità, che ha trovato un perfetto equilibrio ed un proprio segno distintivo e un impianto sonoro riconoscibile, che potrebbe diventare un gancio di traino per il futuro della band. Così come i Powerwolf ed i Sabaton hanno scelto un approccio ai brani con le stesse timbriche di tastiere e le medesime sonorità, così ha fatto la band italiana: non possiamo che augurare ai nostri la stessa fortuna dei nomi citati appena sopra.

 

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