Demonical – Recensione: Black Flesh Redemption

Sinceramente dopo il ritorno sulle scene dei Centinex l’esistenza di una band come i Demonical lascia qualche domanda senza risposta. Se infatti i secondi sono nati nel 2006 come prosecuzione dei primi e al momento le band condividono anche due elementi della line-up (tra cui Martin Schulman, leader di entrambe le band), la casa discografica, nonché le medesime coordinate stilistiche… ha davvero senso continuare a pensarle su strade parallele come entità separate?

L’ascolto di questo mini non fuga il dubbio di qui sopra, visto che le quattro tracce incluse sono normalissimi esempi di swedish death di maniera, così come consegnatoci in passato dai Demonical e con solo una tacca di qualità in meno di quanto fatto di recente dai Centinex.

Magari non sarà così, ma l’impressione che questi siano solo gli avanzi (la parola scarti sarebbe immeritata) del lavoro fatto dallo stesso Schulman per la recente uscita dei Centinex, o anche di qualche session passata a nome Demonical, rimane bella forte.

Se volete qualche informazione sulle song vi basta sapere che tre durano tra i 3 e i 4 minuti, e sono tipici esempi di cavalcata swedish dal timbro di chitarra marcissimo, mentre una dura 6 minuti e, senza sorpresa, è un mid tempo carico di groove e dall’atmosfera doomish.

Che dire, “Black Flesh Redemption” è la classica uscita che emana olezzo di inutilità, ma di per sé non raccoglie nemmeno brani scadenti. Non sappiamo però quanti, oltre ai fan sfegatati della band, concederanno a questa prova più di un paio di ascolti distratti. In effetti ben pochi crediamo…

Voto recensore
6
Etichetta: Agonia Records

Anno: 2015

Tracklist:

01. Cursed Liberation
02. Drown In Flames
03. Throne Of Perdition
04. To Become The Weapon


Sito Web: https://www.facebook.com/Demonicalofficial

riccardo.manazza

view all posts

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi