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Dark Ages – Recensione: Between Us

Gruppo storico della prima ondata di band italiane che tentarono la commistione tra tradizione prog (com’è noto ben radicata nel nostro paese) e metal ritornano i Dark Ages grazie ancora alla sponsorizzazione della Andromeda Relix.

Ritornati regolarmente in attività una decina d’anni fa, a vent’anni dal seminale esordio “Saturnalia”, i Dark Ages hanno ormai una formazione stabile, col fondatore Simone Calciolari unico superstite degli esordi; nonostante, come detto, i nostri abbiano vissuto direttamente gli esordi del prog metal non mancano riferimenti relativamente più recenti a Dream Theater e Fates Warning senza tralasciare la potenza dei Symphony X.

“Pristine Eyes” è esemplificativa in questo senso: lo stile non si mantiene mai omogeneo su tutto il lavoro, con la bella voce di Roberto Roverselli a declamare in maniera quasi lirica su basi cangianti e ricercate (“The Villain King”).

Si potrebbe estendere un paragone anche ad altre band di prog metal italiane come gli attuali Odd Dimension (c’è infatti un cameo del grande Jan Manenti su “Showdown”) o, in passato, Madsword e Black Jester.

Ogni tanto l’utilizzo dell’Hammond (“The Great Escape”) di Angela Busato (che si diletta anche al flauto) rende la proposta più vintage ma non superata o stantia, anzi ci fa piacevolmente viaggiare tra diverse epoche della storia hard rock, un po’ alla maniera dei primi Ayreon e conferma l’ottimo valore complessivo di questo “Between Us”, sicuramente un dei punti più alti della discografia della seminale band veronese.

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