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At The Gates – Recensione: At War With Reality

Li abbiamo aspettati per quasi venti lunghi anni e alla fine sono tornati. Dopo svariati show e concertoni open-air di reunion, gli At The Gates sono finalmente pronti per farci assaporare un nuovo album di inediti dai tempi dell’inarrivabile “Slaughter Of The Soul”, datato 1995. “At War With Reality” è il disco che tutti avremmo voluto chiedere al combo svedese: un platter fermamente riconducibile alle caratteristiche che hanno reso grande lo swedish death metal, ma che non ignora i cambiamenti avvenuti in questo lungo lasso di tempo. Un ritorno quindi in grande stile, che non ha nulla di artificioso o forzato, ma è al contrario genuino e ricco di ispirazione.

L’intrigante “El Altar Del Dios Desconocido”, intro narrata in spagnolo in cui un’inquietante voce si interroga sulle possibilità relative all’esistenza di Dio, porta dritto alla opener “Death And The Labyrinth”, tanto breve quanto diretta mazzata death in cui alla potenza fanno da contraltare i magistrali rallentamenti e le aperture a melodie malinconiche da sempre cari alla band. Ritroviamo tali tratti anche nella title track e nella successiva “The Circular Ruins”, tutte tracce sulle quali troneggia l’aspra e straziante voce di Tompa, che non ha perso un briciolo delle sue peculiarità nonostante il passare degli anni. “Heroes And Tombs” è il primo momento più marcatamente melodico e a tratti pacato, mentre “The Conspiracy Of The Blind”, aperta da un veloce e micidiale riff, ricorda da vicino i grandi pezzi targati “Slaughter Of The Soul”.

Il rarefatto inizio di “Order From Chaos” rende la canzone uno degli episodi più originali e particolari del platter e inaugura una seconda parte dell’album in cui la violenza esecutiva continua a venir compensata dall’emotività in fase di composizione, generando nuove grandi tracce. “The Book Of Sand (The Abomination)” è coronata da uno splendido e coinvolgente assolo centrale, “City Of Mirrors” è l’immancabile instrumental malinconica e riflessiva e “Eater Of Gods” costituisce invece l’ennesimo terremoto death. “The Night Eternal”, brano più lungo del lotto posto in chiusura, fa calare il sipario con un inno disperato ed emozionante.

Possiamo quindi affermare che il ritorno degli At The Gates non sia stato un semplice evento simbolico o una mera mossa commerciale. La band aveva realmente qualcosa da dire e l’ha espresso al meglio con un ottimo nuovo album. Ora non ci resta che partecipare ai prossimi live show del gruppo e assistere interessati a questo suo nuovo corso.

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