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Profetus – Recensione: As All Seasons Die

Il funeral doom metal non è certo un genere musicale che va di pari passo con la varietà stilistica o con troppe possibilità evolutive. Per fortuna esistono band come i Profetus (finlandesi e giunti con “As All Seasons Die”) alla terza prova sulla lunga distanza), che pur non stravolgendo i canoni espressivi del genere, offrono un ascolto vario e personale.

“As All Seasons Die” è un platter di soli trentasei minuti composto da una intro atmosferica e tre lunghe suites dove i dettami della facciata sepolcrale della musica del destino sono evidenti, ovvero una sezione ritmica che avanza lenta, melodie diluite e introspettive e una voce che spazia da un profondo growling a momenti di emozionante pulito. Seguendo le regole i Profetus offrono comunque un ascolto davvero godibile, le canzoni vantano delle melodie portanti che pur pregne di una forte sensazione di tristezza, riescono ad essere epiche ed incisive.

In questo senso piace il lavoro delle chitarre (ben tre), che riescono a creare un sound pieno ed avvolgente, non scevro peraltro da continui richiami a un marcato gusto seventies, dimostrato ad esempio dalla divagazione sentitamente pinkfloydiana di “Dead Are Our Leaves Of Autumn”. Anche l’utilizzo dell’hammond alternato alle tastiere contribuisce a manifestare questa facciata “vintage” che a sua volta rende l’album diversificato e senza punte di noia.

I Profetus rappresentano dunque un buon trait d’union tra una struggente malinconia e una lodevole ricerca sonora che spesso non rientra nel panorama di riferimento.

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