Eclipse – Recensione: Armageddonize

Che Erik Mårtensson sia un songwriter di grande talento ormai lo sanno tutti, ma che avesse salvato alcune cartucce letali per il nuovo album degli Eclipse, ovvero la band in cui è sbocciato e alla quale è verosimilmente molto affezionato, non era cosa così scontata dato il proliferare di lavori cui Mårtensson ha prestato la propria capacità compositiva (Jimi Jamison, Bobby Kimball, Toby Hitchcock, Erik Gronwall, W.E.T.). E invece non solo è così, ma proprio perché siamo di fronte ad una band in tutto e per tutto, la compattezza porta valore aggiunto ad un album trascinante e coinvolgente dall’inizio alla fine.

L’opener “I Don’t Wanna Say I’m Sorry” e la splendida “The Storm”, entrambe venate di malinconia, seguite dall’esplosiva “Blood Enemies” e dall’ariosa “Wide Open” pilotano “Armageddonize” (titolo purtroppo pacchiano, ma è decisamente un dettaglio) verso il cielo, in un autentico tripudio per i fan dell’hard rock melodico. Ma è davvero difficile trovare punti deboli in un album nel quale non c’è un attimo di respiro e le intuizioni melodiche arrivano a ripetizione, sostenute da un robusto lavoro di chitarra e da una sezione ritmica che non perde un colpo. Alcuni chorus davvero spettacolari, vedi “Breakdown”, uniti all’urgenza della martellante “Love Bites” e dell’epica “All Died Young”, completano un quadro vivace e stimolante.

Siamo solo a febbraio, ma ci troviamo già di fronte ad uno dei contendenti per l’album dell’anno in quel campo dove l’hard rock incontra la melodia.

Voto recensore
8,5
Etichetta: Frontiers

Anno: 2015

Tracklist:

01. I Don’t Wanna Say I’m Sorry
02. Stand on Your Feet
03. The Storm
04. Blood Enemies
05. Wide Open
06. Live Like I’m Dying
07. Breakdown
08. Love Bites
09. Caught Up in the Rush
10. One Life – My Life
11. All Died Young


Sito Web: http://www.eclipsemania.com/

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

4 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Giulio B.

    Finalmente mi trovo di fronte ad una recensione di Giovanni Barbo con cui sono pienamente d’accodo!
    Devo dire che, dopo vari ascolti, questo “Armageddonize” sia il serio candidato a migliore album dell’anno sia del suo genere che oltre!!!
    Semplicemente fantastico, moderno, energico, melodico.
    Una bomba che meriterebbe spazio su media e platee più ampie.
    Andando nello specifico, a mio parere, “The Storm” è la top song indiscussa: straordinaria ad impatto melodico e strumentale!
    Non da meno però “Wide Open” “Blood Enemies”, l’opener, il primo singolo “Stand on Your Feet” e le cartucce non sono ancora finite in quanto ……trovo solo il titolo dell’album al di sotto dello standard!
    Super album da ascoltare e ri-ascoltare!
    Chapeau!

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  2. Reb75

    Non disconosco le capacità di songwriter di Martensson (che comunque apprezzo di più quando scrive per altri) né, tanto meno, le abilità strumentali dei componenti di questa band svedese. Il discorso è che tutti i loro dischi non mi hanno mai convinto appieno, quest’ultimo incluso: sarà che il loro hard rock sparato a mille e carico di adrenalina a volte oltre il consentito alla lunga mi stanca ma per me è un album più che discreto e nulla di più.

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  3. Capitan Andy 74

    ottimo ritorno degli Eclipse anche se un po’ troppo uguale al precedente!…magari il solito modo di comporre potrebbe anche,alla lunga, stancare!!! urge un po’ di fantasia in piu’…un sound un po’ piu’ variegato!

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    • Marco Sartori

      Non sono daccordo sul fatto che cambiare il sound può portare x forza delle migliorie. Conosco band che continuano da anni, senza variare il proprio sound ed è proprio questo che li mantiene unici. Axel Rudi Pell ad esempio…

      Reply (in reply to Capitan Andy 74)

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