The Black Crowes – Recensione: A Pound Of Feathers

Sono passati due anni da quando gli irrequieti fratelli Chris e Rich Robinson, seppellita un’ascia di guerra che durava una quindicina di anni, hanno pubblicato il full lenght che segnava il ritorno della loro creatura, i Black Crowes. Il disco di allora, “Happines Bastard”, è stato un ritorno, oltre che validissimo, foriero di grandi soddisfazioni per la band, arrivando alla candidatura, nel 2025, del Grammy Awards come miglior album rock.

L’intesa fra di loro continua evidentemente a reggere per bene, visto che se ne escono ora con il nuovissimo “A Pound Of Feathers”, registrato a Nashville, prodotto ancora da Jay Joice, e pubblicato sempre per Silver Arrow Records. I musicisti che completano la formazione sono il confermato Erik Deutsch alle tastiere e Cully Symington alla batteria, MacKenzie Adams e Leslie Grant ai cori, mentre delle parti di basso, come di tutte le chitarre, se ne occupa sempre Rich Robinson.

Da quanto dichiarato da Chris Robinson, la gestazione dell’album è stata breve: “Abbiamo realizzato questo disco in otto o dieci giorni”, dicendo inoltre che hanno “sperimentato di più, abbiamo scritto d’istinto e seguendo le sensazioni del momento”. Dal canto suo, Rich dichiara “Tornando alle nostre radici, abbiamo sentito quella scintilla in studio e nel modo in cui lavoriamo insieme. Accendendo un fuoco che colpisce più forte, più frastagliato, ma rimanendo fedele alla nostra essenza musicale”.

Il risultato di questo percorso è l’undicesimo album in studio, che inizia nel modo più classico con “Profane Prophecy”: un riff che odora di Rolling Stones, chitarre slide, il selvaggio cantato di Chris Robinson su un serrato 4/4 per un magnifico mix di southern, sleaze, blues e r’n’r da antologia, che ci dimostra la notevole ispirazione di questa nuova fase della storia dei nostri.

Il mid tempo “Cruel Streak” è un hard blues con le classiche coordinate della band, sempre così riconoscibile nelle linee vocali e nei ritornelli così cantabili, mentre “Pharmacy Chronicles”, con il suo inizio acustico, è una di quelle ballad dal sapore roots, la cui interpretazione rende magica.

Se “Do The Parasite!” è ancora southern r’n’r come nelle migliori tradizioni della band, con “High And Lonesome”, ricca di chitarre acustiche e interventi di violino, emerge il lato da cantastorie, tutte americane, che è anch’esso una componente importante della cultura musicale dei nostri. In una linea simile si può collocare anche “Queen of the B-Sides”, pacata folk ballad che fa i conti con una tradizione musicale enorme, mentre con “It’s Like That” si torna con decisione al rock eccitante e colorato di cui i corvacci sono maestri. Una potente batteria, ricca di groove, introduce “Blood Red Regrets”, mid tempo fra chitarre hard e mood vagamente psych, mentre “You Call This A Good Time” riprende con nerbo quel sound sempre in bilico fra la componente americana (chiaramente preponderante) e qualche elemento british nell’approccio sonoro che fa parte del loro DNA. “Eros Blues” si divide fra un inizio folk blues, in alternanza a potenti riff, per un brano di intensa dinamicità e articolazione, e si arriva alla fine con “Doomsday Doggerel”, con il suo inizio dissonante dal timing lento ma incalzante, il tutto in un’atmosfera insolitamente notturna e fortemente evocativa.

Complessivamente questo “A Pound Of Feathers” è un album decisamente valido e ispirato, nel quale una serie di pur eccellenti spunti del precedente sono qui messi ancora più a fuoco, sempre in bilico fra le radici musicali, per le quali c’è grande attenzione e, perlomeno in alcuni episodi, una volontà di riscoperta, e una voglia di toccare qualche aspetto non sempre approfondito del tutto nel loro percorso musicale. Certo, la musica è sempre quella che ben conosciamo da una quarantina di anni dalla loro fondazione, e a trentasei dal debutto con quel “Shake Your Money Maker” che segnerà in maniera indelebile un auspicato ritorno alle origini della musica americana, ma la freschezza e l’ispirazione che i due fratelli terribili del r’n’r americano riescono a produrre quando lavorano assieme è qualcosa di magico e unico. Riuscire a dire sempre qualcosa di interessante pur non spostandosi dal proprio consolidato stile è una sfida mai banale, e anche questa volta i Black Crowes l’hanno superata con lode. La magia è ancora intatta, nonostante tutto.

Etichetta: Silver Arrow Records

Anno: 2026

Tracklist: 01. Profane Prophecy 02. Cruel Streak 03. Pharmacy Chronicles 04. Do The Parasite! 05. High And Lonesome 06. Queen of the B-Sides 07. It’s Like That 8. Blood Red Regrets 09. You Call This A Good Time 10. Eros Blues 11.Doomsday Doggerel
Sito Web: https://www.facebook.com/TheBlackCrowes

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