Falkenbach: Realtà poco incantata… – Intervista

Guardando la televisione, leggendo un articolo o un intervista, di solito il pubblico si limita a concepire la semplice meccanica dello scrivere, ascoltando un disco o magari facendo domande in allegria alla star di turno. Niente di più semplicistico e a volte persino lontano dalla realtà. I problemi a cui si va incontro possono essere molteplici, dai meri problemi tecnici, a problemi di tempo fino al problema della scarsa voglia, del redattore (semper humani sumus) e dell’intervistato.

Quest’intervista rientra per l’appunto nell’ultima categoria, ove l’intervistato preferirebbe sedersi sulla sedia del dentista piuttosto che adempiere agli oneri che la sua disponibilità a farsi intervistare dovrebbe comportare.

E proprio nei casi peggiori, in questi casi, paradossalmente, ci si ritrova con gli articoli di maggior valore dal punto di vista divulgativo, perché permettono sul serio di constatare che razza di persona sia quella che abbiamo sempre visto ammiccare sul palco o nelle foto. La reticenza dell’intervistato, Vratyas, nel rispondere alle domande, ha quasi un che di strafottente. E nonostante le domande vertessero su argomenti che sembrava potessero interessare, non ha fatto altro che lamentarsi tutto il tempo che non gli sono state poste le domande che gli piacerebbe sentirsi fare. Quando poi alcune risposte che dava erano semplicemente contraddittorie, come quella sulla musica folk: dice di non ascoltarlo, quindi non sa cosa sia, però le prime produzioni sono tutte acustiche.

E allora non si capisce bene il senso della cosa: o sta prendendo in giro perché la domanda insinuava che la sua musica avesse influenze folk (cosa peraltro vera, perché tutti quei bei flautini e violini non sembrano provenire dall’elettronica!) invece di viking, oppure è di un qualunquismo sfrenato. E non è la prima volta che capita di intervistare ignorantoni musicali completi, che alla domanda di come si vedono nella propria scena fanno quella muta…

Oppure quella sulla sua (presunta) ignoranza sulla scena folk europea: ma se è nata a casa sua, la scena. L’intera Scandinavia (dai Bathory, agli Ulver, ai Finntroll, passando per i Falkenbach stessi che sono una colonna portante del genere, senza contare i miliardi di nomi lasciati fuori) costituisce il palco principale della scena folk mondiale.

Ma allora perché non si mette le “sue” domande sulla “sua” homepage e si risponde da solo? Forse davvero dovrei dare retta in futuro ad alcuni miei amici che mi han detto di chiedergli quale fosse la sua targaruga ninja preferita…

Parliamo per prima cosa un po’ del tuo nuovo album, Vratyas: sicuramente chi ti segue da un po’ si è accorto che hai scelto di rieditare alcune vecchie canzoni e di includerne di nuove (dall’originale ‘Fireblade’). Perché questa scelta? Pensi che ci fosse ancora qualcosa d’inespresso da esternare in quei vecchi pezzi?

“L’intero album è esattamente l’originale ‘Fireblade’. Alla fin fine, l’unica canzone non figurante sulla vecchia tracklist e mai rilasciata è la bonus track “Gjallar”, presa da una demo. A parte il fatto che altre 3 tracce mancano dal materiale originale, un paio di canzoni di ‘Fireblade’ sono state messe su album più recenti, tesimonianza del fatto che ho sempre tenuto a mente questo materiale; la riedizione vuol solo essere la riunificazione di tutti i pezzi nel concept originale”.

Quanto credi che l’operato di Quorthon (rip) abbia influenzato il tuo lavoro e l’intero movimento di musica neo-pagana nord europea?

“Parlando dei Falkenbach non credo che Quorthon abbia avuto influenze su di noi. Per il resto non ti posso dire un gran che, poiché non seguo la scena ad esser sinceri…

Qual è per te la definizione di folk? Come vedi la commistione tra metal e folk? Credi che ci siano misture di generi che non dovrebbero mai essere nemmeno pensate?

“Mmh, non ascolto musica folk in generale, come non ascolto musica folk metal. Quindi non credo proprio di essere la persona giusta per rispondere a queste domande. In generale, ritengo che non ci siano “arti proibite”: se qualcuno sente di voler mischiare differenti stile, bè, perché no? Io sono libero di ascoltare o meno e se ci sono persone che gradiscono non mi fa nè caldo né freddo.

Ti fai aiutare da altri durante la composizione o continui a fare tutto da solo?

“No, non ci sono altri musicisti coinvolti nella stesura eccetto me

.

Chi è la persona dietro Vratyas Vakyas? Senti di avere come una.. “trasformazione” dietro al microfono? Perché adottare uno pseudonimo?

“Non ho alcun bisogno di cambiare per essere attivo nei Falkenbach, per niente. Ma non credo di essere di alcun importanza in confronto ai Falkenbach, e credo che la gente dovrebbe interessarsi più dei testi e delle tematiche, che della mia vita personale.

La commistione tra folk e black metal sembra inevitabile, in gran parte del movimento viking; perché secondo te?

“Non lo so, non conosco la scena”.

Cosa fai nel tempo libero, oltre ai Falkenbach?

Studio e sport

Scusa, ma perchè sei sempre così stringato? Ha qualcosa a che fare col fatto che non ti fai ma fotografare e che non hai mai fatto concerti in 10 anni di carriera?

“Non sono timido, anche se ha a che fare con quello che hai detto. Per esempio, le foto: non riesco proprio a capire perché la gente non si interessa ai testi, ma al musicista dietro di loro. Queste cose sono superficiali, dovrebbero limitarsi alla musica pop. Non farò mai posters, autografi e via dicendo. Le interviste sono un’altra cosa. Tanta gente che mi manda le interviste non sanno nemmeno esprimersi e pongono domande ridicole. Altri invece non gliene può fregare di meno, ponendo interviste tipo FAQ, quando andando sul sito si possono reperire liberamente tutte queste informazioncine da fiera delle banalità. Allora perché diavolo dovrei rispondere a riviste che palesemente non hanno nulla da dire e da chiedere e non hanno interesse a porre le domande che dovrebbero interessare i loro lettori?”

Abbiamo visto negli ultimi 20 anni tutti i tipi di contaminazioni musicali, in ambito metal e non; molti recenti dischi di molte band sembrano semplicemente ricopiare il precedente. Credi che siamo vicini alla fine del nostro genere?

“No, la musica ci sarà sempre, anche in forme molto diverse da come le conosciamo ora. Però hai ragione, la momento il mondo del business musicale si focalizza più su modi sicuri di vendere il prodotto e cerca di realizzare le stesse buone vendite ora e ancora. Ma presto o tardi, nuovi aspetti musicali arriveranno”.

Hai sempre seguito il tuo filone compositivo, in più di 10 anni. Che differenze trovi tra i demo più acerbi e tra ‘Heralding: The Fireblade’ ?

“Le prime cassette contenevano pura musica acustica, intendo chitarre acustiche, percussioni, voci pulite, etc. L’aspetto metal crebbe sempre di più col passare degli anni. Credo che sia questa la differenza principale”.

Naturalmente bisogna ricordare che l’intervista è stata fatta via mail: quindi, le risposte mancano di un contralto. Se dal vivo si può sopperire alla mancanza di eloquenza con più domande, in differita si può solo sperare che non si comportino come ha fatto il signore sopra. Però ad onor del vero bisognerebbe anche rimembrare che è stato lui che ha dato la sua disponibilità a farsi intervistare…

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