Winter Of Sin – Recensione: Razernij

La figura etera in copertina, unita all’immaginario urbano/industriale fotografato nel booklet del CD, ribadisce l’idea moderna che sta alla base della musica dei Winter Of Sin. La band olandese, giunta con “Razernij” al terzo studio album, propone un black metal influenzato in parte anche dalla scena death svedese, con un ampio respiro melodico e aperture a base di synth.

Un risultato tutto sommato apprezzabile ciò che gli orange raggiungono in occasione della terza fatica, con brani dinamici quali “All Life Will End Here” e “Zee Van Haat”. Il cantato, quasi sempre in lingua madre, dona inoltre un tocco di antico e popolare a un contesto molto cupo. Non manca ovviamente un bagaglio esecutivo di prim’ordine, ma come spesso accade nelle release di questo tipo, deve essere ancora acquisita una sufficiente personalità. Al momento i Winter Of Sin sono ottimi continuatori della lezione impartita da At The Gates (da un lato) e Dimmu Borgir (dall’altro), allineandosi presso quelle decine di band a cavallo tra i generi. Va detto però che se apprezzate il black più moderno, pregiato da un’ottima produzione e suonato con perizia, “Razernij” sarà di vostro gradimento.

Voto recensore
6
Etichetta: CCP Records / Andromeda

Anno: 2008

Tracklist: 01.Schimmen
02.Onheil
03.Spervuur
04.Door Pijn Verscheurd
05.All Life Will End Here
06.Land Van Ijs
07.Dark Clouds Gather North
08.Into Oblivion
09.Overheerscher
10.Zee Van Haat

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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