Raven + Girlschool: live report della data di Milano

Parola d’ordine, divertimento. Non ci riferiamo allo slogan preferito di Tata May in SOS Tata, ma a quello che deve essere il pensiero ricorrente nelle teste dei membri di Raven e Girlschool ogni volta che si trovano a calcare le assi di un palco, anche (o forse a maggior ragione) se è piccolo da rischiare di scontrarsi fra loro, come quello del Legend Club. Non si spiegherebbero altrimenti la ridda di sorrisi ed espressioni soddisfatte che illuminano i visi dei fratelli Gallagher dell’heavy metal e delle quattro ragazze più cattive del Regno Unito, né si spiegherebbe come mai, a più di trent’anni dall’esplosione della NWOBHM, la loro voglia di suonare sia rimasta immutata, se non addirittura cresciuta. Ecco quindi che la data di Milano, unico passaggio italiano per il tour europeo che le due band hanno intrapreso assieme, diventa una clamorosa esplosione di divertimento autentico, che contagia tutti i presenti in men che non si dica.

Tiepida l’accoglienza riservata alla band di apertura, i francesi Harmonic Generator, che non fanno niente di male se non suonare un heavy metal un po’ troppo moderno rispetto a quello che arriverà successivamente, quindi forse un po’ fuori contesto. La giovane band si dimostra comunque soddisfatta e partecipa come può al generale clima di divertimento. La loro performance viene però spazzata via al solo apparire in scena delle Girlschool che, in un set che dura appena quaranta minuti, propongono una carrellata dei loro brani più importanti, macinando senza tregua un riff dopo l’altro. Kim McAuliffe ed Enid Williams si alternano al microfono, coadiuvate dal pestaggio incessante di Denise Dufort (che ogni volta che la si vede sembra sempre più un bidone con le braccia, ma pazienza…) e dalle chitarre incisive e appena più raffinate di Jackie Chambers. Ascoltando “Never Say Never”, “Hit And Run”, “Nothing To Lose” o “Demolition Boy”, c’è tempo anche per citare rapidamente Ronnnie James Dio, prima di intonare “I Spy”, e ovviamente il compagno di scorribande Lemmy. Le Girlschool festeggiano in questo modo i trentacinque anni di carriera e di live, una dimensione da sempre più che adatta al loro stile sanguigno e irriverente.

Sono passati alcuni anni dall’ultimo passaggio in Italia dei Raven, ma a parte qualche modifica nelle loro dimensioni, il tempo sembra essersi fermato per John e Mark Gallagher, ovviamente in positivo. Al di là della forma fisica appunto, c’è da sottolineare prima di tutto una perfetta situazione vocale da parte di John Gallagher che, a parte qualche imperfezione qua e là, sfodera una serie di acuti talmente precisi da lasciare sbigottiti tutti. Sono solo in tre, eppure fanno casino per quindici, e anche per loro il divertimento sul palco, unito a una costante interazione col il pubblico, è la marcia in più che dà sapore anche alla loro carrellata di vecchi brani, fra cui spiccano “Rock Until You Drop”, “Take Control” e “On And On. Il pubblico presente, che già per le Girlschool si era scatenato a dovere, azzarda anche un paio di invasioni di campo, che vengono ben tollerate dai Raven, altri musicisti ben lontani dal concetto di rock star lontane dai propri fan, e anzi ben desiderosi di cercare un’interazione con loro. Nessuna delle due band si esibisce molto a lungo (la performance dei Raven dura circa un’ora e dieci minuti), ma la sensazione è comunque quella di un live completo ed adrenalinico. A completare il tutto si poteva sperare solo in una cosa: un brano suonato insieme dalle due band nel finale. Non è stata questa l’occasione, ma chissà, forse la prossima volta sarà quella buona.

anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

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