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Raised By Haze – Recensione: Touch The Sky

Fondati dal chitarrista Gabriele Robotti, i Raised By Haze sono una progressive band che con “Touch The Sky”, pubblicato da Rockshots Records, giunge ad un debutto discografico ispirato a soul, heavy metal, R&B e naturalmente rock: se la citazione dei Dream Theater da parte di Gabriele appare scontata, quando si parla di quali ascolti hanno maggiormente influenzato il suo songwriting, il richiamo a Pink Floyd, Linkin Park, Pantera, Alter Bridge, Opeth, Periphery e rock anni settanta dà certamente l’idea di un musicista senza paraocchi, la cui cultura in ambito musicale non aspetta altro che tradursi nelle note di queste otto tracce. A completare questa visione troviamo poi Valentina Tesio, voce soul ed autrice di testi che sono il frutto delle “esperienze personali e dalle prospettive uniche della band sulla vita e sulle varie situazioni”. I soli trentasette minuti dell’album lasciano intendere che questo non sarà un disco di brani lunghi e complessi, né introspezioni particolarmente dolorose, quanto piuttosto una raccolta di piccoli affreschi e punti di vista affidati al singolo suono, ad un’atmosfera solo suggerita, ad una manciata di parole evocative quanto basta per lasciare che sia l’ascoltatore a fare una parte del lavoro. E la voce di Valentina sarà un po’ il nostro Virgilio dantesco all’interno di questo viaggio, perché il suo timbro caldo ed avvolgente crea, con le chitarre di Robotti, un mix eccentrico ed efficace, una rappresentazione sospesa tra l’umanità di un cantato alla Elle King (chi ricorda la sua bellissima “Under The Influence” è bravo) e la precisione clinica di un suonato che sorprende per leggerezza, groove e buona personalità (“Burn It Up”).

RAISED BY HAZE - Prediction (OFFICIAL MUSIC VIDEO)

In una coerenza perfetta con la durata vendibile dei brani, questo prog vira decisamente verso i lidi di un rock contemporaneo e consapevole dei suoi punti di forza, tra i quali rientra la verve del drumming di Marco Ferraris, davvero puntuale nell’adattare il suo stile al messaggio della singola canzone. Il disco può inoltre contare su Leonardo Barbierato al basso, Giancarlo Sansone alle tastiere e l’intervento dello statunitense Derek Sherinan (tastierista nei Sons Of Apollo), capace di infondere a “Feeling Myself” quel tocco seventies che da semplice promessa si trasforma – sotto ai nostri occhi – in una convincente realtà. La produzione, particolarmente buona, permette di cogliere molti dei dettagli della voce di Valentina, la cui interpretazione diventa ben presto un fattore decisivo per la valutazione di questo debutto: lo spazio e la libertà della quale la cantante di Torino (anche concorrente di “Tu si qué vales” ed “Amici”) gode è meritato e necessario, perché è soprattutto grazie alla sua personalità – che l’elettronica diffusa e gli arpeggi di Robotti accompagnano con eleganza – che “Touch The Sky” si fissa nella memoria. Personalità e duttilità, come testimonia una “So Hot Right Now” che di progressivo ha onestamente ben poco, virando piuttosto verso un R&B laterale che, invece, mi ha ricordato gli One-T nella voce ed il debutto di Edie Brickell (1988) al momento dell’assolo. Molto convincente anche “Prediction”, forse tra le migliori interpretazioni di Valentina, accattivante al punto che si è deciso di lasciar perdere ogni velleità prog a favore di un brano radiofonico dalla testa ai piedi… ma non per questo meno bello.

E così il disco scorre in modo estremamente piacevole, in un brillante caleidoscopio di colori ed onde corte che comprende passaggi strumentali dal sapore malinconico (“Post Credits Scene”) ed ottimi momenti di chitarra (“God Ki” è tra quelli più rock) il cui principale pregio, al di là della tecnica, consiste però nell’essere così ben amalgamati nel contesto, dimostrando un affiatamento ed una coerenza di visione grazie ai quali il disco suona ancora più solido e vibrante. Quello che manca a “Touch The Sky”, senza peraltro che la mancanza ne comprometta comunque la riuscita, è forse una personalità governante, una direzione univoca che permetta di conoscere meglio una band al debutto della quale l’ascoltatore curioso vorrebbe conoscere intenzioni, visione, aspirazioni. Questo disco preferisce invece assecondare le proprie multiformi influenze ed i propri evidenti talenti in senso orizzontale, enciclopedico, regalando un’opera dell’ingegno che è allo stesso tempo di elegante citazione, di controllata rincorsa e di personalità ancora nascosta dietro al paravento della TV e delle possibilità. Cullato dalle dolcissime note di sassofono della title-track, e grato per questi minuti di musica bella, non aspetto altro che potervi raccontare chi e che cosa Valentina e la sua ciurma sceglieranno di diventare, una volta cominciata la scalata.

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