The Quireboys – Recensione: Wardour Street

Sono successe molte cose a casa dei Quireboys, negli ultimi due anni. L’allontanamento di Spike, vocalist e membro fondatore da parte di Guy Griffin e soci, ha causato un periodo di interregno in cui di fatto giravano due formazioni con quel nome: quella di Spike e quella di Griffin. Nel frattempo Spike ha radunato i vecchi membri della band, quelli degli esordi, a iniziare dal bassista Nigel Mogg, per suonare e comporre nuovo materiale. Poi c’è stata la morte di Guy Bailey, chitarrista dei primi dischi, e il conseguente ingresso di Luke Morley dei Thunder nella band. In questa versione li abbiamo visti in un magnifico concerto nel giugno di quest’anno. Se la controversia sul nome si è risolta quando la formazione di Griffin ha cambiato nome in Black Eyed Sons (previsto un disco il prossimo anno), i Quireboys guidati da Spike hanno concluso le registrazioni del nuovo album, pubblicato ora per Cadiz Music. Il titolo è “Wardour Street”, nome ispirato alla via di Londra densa di storici locali musicali ed è dedicato a Guy Bailey. Il disco è stato registrato in diversi studi fra Spagna e Inghilterra, e prodotto da Luke Morley. A completare la formazione, troviamo Rudy Richman alla batteria, con loro già agli inizi e Chris Johnstone, il tastierista originale. Lo coadiuvano alle tastiere Willie Dowling e l’ex Magnum Mark Stanaway. Altri ospiti Judith Adiago ai violini, Julian Richman alle percussioni e Andrew Griffiths al sax.

L’apertura è affidata al frizzante rock’n’roll di “Jeeze Louise”, usato anche come singolo, ed è subito presente l’atmosfera festaiola da sempre caratterizzante per la band. Il brano “Raining Whiskey” merita una storia a sè: scritto e registrato molti anni fa dal grandissimo cantante scozzese Frankie Miller e rimasto inedito, probabilmente complici i gravi problemi di salute che gli sono occorsi (qua ne parliamo diffusamente), è stato ripreso e riarrangiato dai Quireboys, con l’entusiastico assenso e i suggerimenti dell’autore. Si tratta di un rock dal sapore molto stonesiano, dove la voce di Spike duetta con quella, incisa a suo tempo, di Miller, per un risultato spettacolare. Ed è bellissimo poter sentire di nuovo su disco la sua sensazionale voce.

Si prosegue con la rilassata ballad acustica “You And I”, mentre “I Think I Got It Wrong Again”, dall’iniziale, appoggiatissimo rock blues, sfocia in uno dei tipici r’n’r della band. “Myrtle Beach” è rock’n’roll acustico e soul, “Happy” si caratterizza per il riff stonesiano e il ritornello immediato, e “No Honour Amongst Thieves” è una ballad acustica densa di folk, interpretata con una rara intensità da parte di Spike. “Howlin’ Wolf”, titolo certamente ispirato allo pseudonimo del celebre bluesman, inizia in un tripudio di ululati, per svilupparsi in un blues r’n’r con adorabili scambi solisti fra piano e armonica, e “It Ain’t Over Now” è una delicata ballad ricca di feeling, con un solo di Morley di grande gusto. La sola voce, di incredibile intensità, introduce “Like It Or Not”, brano con un’anima funk e soul, con tanto di assolo del sax di Griffiths, e in chiusura c’è la title track, soffuso pezzo acustico che potrebbe essere stato scritto da un Ian Hunter, tanta è la classe che emana.

Il disco è veramente splendido, con i musicisti coinvolti che rasentano la perfezione, in cui lo sleaze rock di sempre è particolarmente ricco di r’n’r, blues e soul, declinati con quella sensibilità tipicamente british, costantemente in bilico fra divertimento spensierato e malinconia di fondo. Qua c’è l’anima di Spike e soci, che pur non rinnegando certo i vecchi “time for the party”, sono oramai uomini adulti, cresciuti, con esperienza di musica e di vita. E il risultato è un lavoro di grande maturità, ispirato come da molto tempo non accadeva per la formazione britannica, nonostante le pur buonissime uscite degli ultimi anni. Qui c’è tutto lo spirito della musica inglese che nei pub ha iniziato a suonare r’n’r, ci sono i Faces di Rod Stewart, i Rolling Stones, i Mott The Hoople , Frankie Miller e tutti quei grandissimi artisti pregni di quel “blue eyed soul” che ha fatto scrivere alcune delle pagine più belle e intense della storia del rock. I Quireboys, nella loro dimensione attuale, ne fanno pienamente parte, e “Wardour Street” balza senza esitare ai primi posti fra le migliori uscite di quest’anno.

Etichetta: Cadiz Music

Anno: 2024

Tracklist: 01. Jeeze Louise 02. Raining Whiskey 03. You And I 04. I Think I Got It Wrong Again 05. Myrtle Beach 06. Happy 07. No Honour Amongst Thieves 08. Howlin’ Wolf 09. It Ain’t Over Now 10. Like It Or Not 11. Wardour Street
Sito Web: https://www.facebook.com/QuireboysOfficial

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