Queens Of The Stone Age: Live report e foto della data di Roma

Si ringrazia Camillo Alberini per il contributo scritto.

In questa serata dell’estate romana dal clima ideale , la splendida e raccolta cornice della Cavea dell’Auditorium intitolata ad Ennio Morricone si presenta gremita fino al sold out, come prevedibile, per accogliere una delle rock band più importanti del pianeta, i Queens of the Stone Age. La band esprimerà più volte durante la serata la propria soddisfazione nel poter suonare a Roma, per la sua importanza storica, attraverso le parole del leader Josh Homme.

L’intro registrato che accompagna l’ingresso della band è un brano chiamato “The Orgy“, praticamente una dichiarazione d’intenti.  Si parte col celebre singolo “Little Sister”; all’inizio la voce non si sente, poi il fonico aggiusta l’inconveniente ed è subito festa.  Si prosegue con altri due classici come “Monsters In The Parasol” e “Smooth Sailing”; l’acustica è ottima e la formazione dei QOTSA dimostra subito di essere in grande forma. 

È il momento di “Paper Machete“, tratto da “In Times New Roman“, l’ultimo lavoro del 2023. Questo e altri tre pezzi in scaletta (“Time & Place”, “Carnavoyeur” e il singolo “Emotion Sickness“) forniranno una testimonianza di quanto la band sia attualmente viva e non rassegnata a tributo di se stessa, come accade ad altri gruppi da tempo sulle scene.  La sensazione è rafforzata in verità da ogni attimo di questo memorabile concerto.  Vecchi e nuovi brani sono legati da un filo conduttore che sa di futuro. ll caro vecchio Josh, con questa formazione, che in effetti resiste da tanto, sembra aver trovato la quadra definitiva sotto tutti i punti di vista. Il carismatico leader è più affascinante che mai, appare sereno, scherzoso ma sempre perverso ed elegantemente volgare. Dimostra di aver imparato tutte le nostre parolacce ed invita il pubblico a divertirsi in tutti i modi, anche sessuali, con gesti molto eloquenti. Coinvolge il pubblico su “Make It Wit Chu“, chiedendo di cantare il ritornello prima solo alla galleria, poi alle donne, poi ai maschi, infine a tutti (“together as ONE”).  Si lascia andare all’improvvisazione, sfociando in un meshup con “MISS YOU” dei Rolling Stones. Si fa più serio quando dedica allo scomparso Mark Lanegan una fantastica versione estesa di “God Is On The Radio“, arricchita dagli assoli ipnotici e tutt’altro che banali del batterista Jon Theodore e del chitarrista Troy Van Leeuwen.  Traspare una maturità musicale in costante crescita. Homme dichiara di non voler fare la classica uscita di scena per i bis, quindi rimane sul palco per una trionfale, selvaggia chiusura. Con “No One Knows” e “A Song For The Dead“, i fan impazziscono e quelle sensazioni di eccitazione e pericolo che Josh ci aveva proposto fin dall’inizio sono ora all’apice. 

Il rock è vivo.

KEMAMA

 

 

QUEENS OF THE STONE AGE

 

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