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Queen + Paul Rodgers: Live Report della data di Assago (MI)

Tutto esaurito per il ritorno in pompa magna di Brian May e Roger Taylor, accompagnati in questo tour da una delle voci più significative della storia del rock. Il nome di Paul Rodgers non dice niente, probabilmente, ad un buon novanta per cento del pubblico, eppure ha scritto delle pagine importantissime prima ancora che i Queen muovessero i primi passi nel rockarama. E’ questo il paradosso che si vive nella serata, in un concerto dove la presenza dell’ex frontman di Free e Bad Company viene ripetutamente ignorata dalle mani che si spellano per applaudire, piuttosto, un Roger Taylor imbolsito ed invecchiato, completamente a suo agio soltanto nell’ottima versione di ‘I’m In Love With My Car’. Brian May viene osannato dall’inizio alla fine, così come più volte viene invocato il nome di Freddie Mercury. Certo, tutto questo era preventivabile e giustificato per il ritorno della band dopo quasi vent’anni di assenza, quanto a performance live: ci si poteva attendere un’accoglienza del genere, eppure vedere il generoso Rodgers che cercava di mettere la sua impronta sugli anthem del gruppo inglese venire continuamente snobbato dal pubblico non poteva che dispiacere.

Lungi da me la volontà di fare un discorso elitario, però non posso negare che il boato e l’entusiasmo con cui è stato accolto l’arrivo, fra il pubblico, di Zucchero, è stato per certi versi imbarazzante: il presagio di far parte di un evento più nazionalpopolare che musicale è diventato realtà fin da subito, con la gente che cantava a squarciagola tutti i pezzi dall’inizio alla fine, ignorando i tentativi di Rodgers – sottolineati ad un certo punto della serata anche da May – di proporre le sue varianti a brani che sono stati sentiti così tante volte da rischiare di essere privati del loro valore emotivo e musicale. In questo senso, la decisione di sistemare di numerosi microfoni panoramici in direzione del pubblico è stata davvero deleteria.

Sia chiaro, la serata, sotto il profilo della partecipazione, è stata entusiasmante: avere un palazzetto pieno che canta e batte le mani per più di due ore senza mai stancarsi non può che essere un successo, tuttavia da un punto di vista strettamente musicale, per chi scrive, questa è stata una grande occasione perduta. Dopo aver sentito e visto cos’erano stati in grado di fare insieme i protagonisti di questo tour, sarebbe stato bello poter assistere a tutto ciò in prima persona. Ancora una volta tengo a sottolineare che non pretendevo affatto il silenzio religioso: il calore e la partecipazione del pubblico sono una parte essenziale di un concerto, però la gente che, in blocco, si è messa a chiacchierare durante l’esecuzione di Rodgers alla chitarra acustica e alla voce di ‘Seagull’, per poi esplodere di entusiasmo quando Roger Taylor ha dato due colpi ai bonghi non può che far riflettere. Per spostarsi sui territori dei Queen, il tentativo di rivedere ‘The Show Must Go On’ è stato sommerso dal pubblico che cantava a squarciagola la versione classica del pezzo.

Tornando alla cronaca degli eventi, il concerto si è aperto con ‘Reaching Out’ per poi esplodere nell’energia di ‘Tie Your Mother Down’. Rodgers ha piazzato il primo contributo dalla sua carriera con ‘Can’t Get Enough’, a dir la verità poco convincente. Poi è stato un succedersi di hit senza tempo, con la cornice di un impianto luci efficace ed i tre protagonisti che si alternavano a tenere in mano l’attenzione del pubblico. Oltre alla già citata ‘Seagull’, un altro momento in cui l’esecuzione è stata incentrata su uno solo dei musicisti è stato quello in cui May ha intonato ’39’ e ‘Love Of My Life’, accompagnato soltanto dalla sua chitarra acustica. Gli highlight della serata, però, almeno a livello prettamente musicale, sono stati la già citata ‘I’m In Love With My Car’, ‘Feel Like Makin’ Love’ e ‘Last Horizon’, brano strumentale per la cui esecuzione May è salito sulla pedana della batteria, mentre dietro di lui veniva proiettato un video delle strade di Londra: davvero molto spettacolare. Viene da pensare che non sia un caso che nessuno di questi tre pezzi, nella versione originale, avesse dalla sua la voce di Freddie Mercury, che rimane inimitabile e cui Rodgers, con la sua indiscutibile classe, nemmeno cerca di avvicinarsi, sfoderando invece quella timbrica calda che lo ha sempre contraddistinto. Il set regolare è stato chiuso da ‘I Want It All’, poi è stata la volta dei bis con ‘The Show Must Go On’, ‘All Right Now’ (anche questa fra gli episodi più riusciti della serata), ‘We Will Rock You’ e ‘We Are The Champions’.

Il volto e la voce di Mercury, nell’arco della serata, sono arrivati soltanto quando è stato proiettato il video di ‘Bohemian Rhapsody’, eppure la sua presenza ha continuato ad aleggiare sul pubblico come un fantasma, con il risultato di far crescere l’emozione ma anche di trasformare in happening quello che avrebbe potuto essere un concerto memorabile.

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