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Pyramaze – Recensione: Contingent

Incredibile ma vero, i Pyramaze sono riusciti a mantenere una line-up invariata per due album di seguito! E così, dopo “Disciples Of The Sun” del 2015, la band danese torna sul mercato con il quinto disco in carriera, intitolato “Contingent“. Jacob Hansen e soci propongono nuovamente un prog metal con inflessioni sinfoniche, che poggia su una solida base heavy e sfrutta la potente voce di Terje Haroy per confezionare melodie cupe ed evocative. I Pyramaze suonano quindi alle nostre orecchie come un mix più o meno riuscito di Kamelot, Evergrey e Pagan’s Mind.

Il nuovo lavoro risulta molto più omogeneo rispetto al proprio predecessore e, se questo può essere considerato un punto a favore, fa anche da effetto boomerang. I Pyramaze sono musicisti coi fiocchi, ma la ricercatezza nel sound e nei passaggi strumentali rischia talvolta di minare all’immediatezza delle linee vocali. Negli 11 pezzi, più 2 intro, contenuti in “Contingent“, mancano quindi i pezzi bomba, quelli dotati di ritornelli memorabili, che permettono ad un disco di possedere quel quid per renderlo longevo nel tempo. Invece il nuovo nato, pur essendo impeccabile dal punto di vista formale, manca di un pizzico di immediatezza melodica. Emblematica in tal senso l’opener “Land Of Information“, in cui inserti moderni vanno a braccetto con momenti orchestrali magniloquenti. La seguente “Kingdom Of Solace” richiama gli ultimi Kamelot e risulta essere uno dei momenti più riusciti dell’album, mentre la rabbiosa “20 Second Century” sconfina in territori thrash. “Contingent” è capace di mescolare in modo maturo synth spaziali e strumenti classici, come sezioni di archi e fiati, e la perfetta produzione esalta l’apporto di ogni singolo musicista.

I Pyramaze, dopo un inizio di carriera dedito al power metal, hanno chiaramente intrapreso un’altra strada, che li ha portati verso lidi prog moderni.  “Contingent” è la perfetta continuazione di “Disciples Of The Sun“, ma, rispetto al predecessore, manca di una marcia in più a livello vocale in alcune song, nonostante resti un prodotto di qualità, che la maggior parte delle band del genere non riuscirà mai ad eguagliare in carriera.

 

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