Ministry – Recensione: Psalm 69

Tra collaborazioni con gli Skinny Puppy e il progetto Revolting Cocks, Jourgensen trova anche il tempo per il live ‘In Case you didn’t feel like showing up’ e per produrre il velenoso ritornello del single ‘Jesus Built my HotRod’, con la collaborazione di Gibby Haines dei ButtHole Surfers alla voce. E’ un eccezionale trampolino di lancio per i Ministry verso un pubblico più ampio, e Jourgensen non tarda troppo a sfruttarne l’onda inserendolo in un nuovo album. In ‘Psalm 69’ (sottotitolato ‘The way to succeed and the way to suck eggs’) non mancano certo le aggressioni adrenaliniche in stile Ministry: le percussioni si fanno più compatte e pervicaci e gli slogan nichilistici più netti e condensati, con montaggi corrosivi da comizio andato a male e campionamenti di cantati corali risemantizzati in un’apocalisse siderurgica, particolarmente evidenti in pezzi come ‘N.W.O’., ‘Just One Fix’, ‘TV II’ e ‘Hero’, che si susseguono in un carosello di devastazione ballabile. L’esilarante ‘Jesus Built My HotRod’, con il suo ritornello rancido, la ritmica crescente e gli stop improvvisi, è chiaramente l’hit dell’album. D’altro canto, però, lo stile dei Ministry inizia a cambiare, incorporando stilemi e sensibilità heavy metal e iniettandone cospicue dosi all’interno dell’economia e del gusto dei pezzi. Il risultato più evidente è l’aperta citazione zeppeliniana in ‘Scarecrow’, ossessiva ripresa industriale di ‘When the Leeve Breaks’. Nel frattempo sopraggiunge ‘Psalm 69’, title-track pseudo-predicativa che irrompe nell’album come una colonna sonora suonata con discrezione nel momento dell’apocalisse, per poi colpire duro con un riff thrash che si protrae martellante e si ritrae solo per dare nuovo spazio ai proclami della teofania distruttiva e a una sequela di voci sordide e grottesche. Chiudono le grandinate caustiche di metallo ed elettricità di ‘Corrosion’ e il disturbante, lancinante tracollo funebre di ‘Grace’. ‘Psalm 69’ consacra il gruppo, ma chiude la stagione fortunata dei Ministry e apre quella del disfacimento. Sotto i colpi della dipendenza dalla droga e dei problemi legali e di etichetta, al Jourgensen attraverserà una profonda crisi umana e creativa dalla quale sarebbe uscito soltanto in tempi recenti con ‘Animositisomina’.

Etichetta: Sire

Anno: 1992

Tracklist: 1 N.W.O.
2 Just One Fix
3 TV II
4 Hero Ministry
5 Jesus Built My Hotrod
6 Scare Crow
7 Psalm 69
8 Corrosion
9 Grace

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  1. IMH

    penso si possa dire il picco massimo mai raggiunto dall’industrial metal, e ovviamente gli artefici non potevano che essere i suoi inventori… le prime 5 tracce sono qualcosa di assurdo, ma anche la lenta litania di “scarecrow” a me non dispiace affatto… voto: 9

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