Progressive Assault 2012: Live report della data di Milano

Visti per la prima volta l’anno scorso come supporto ai finlandesi Amorphis, il mio interesse per questa band norvegese crebbe quando li vidi calcare il palco dell’Alcatraz. A distanza di un anno, i Leprous tornano in Italia, questa volta in veste di headliner. Quando lo stesso cantante mi diede l’annuncio della data italiana, ne fui felicissima perché non vedevo l’ora di rivedere i ragazzi di Notodden on stage. In buona compagnia e armata di santa pazienza, intraprendo questo viaggio durato quattro interminabili ma piacevoli ore… e nonostante il solito traffico milanese, raggiungiamo comunque il Barrio’s Cafe. Lì troviamo pochi ragazzi pronti ad entrare nel locale e, mentre il peso dell’attesa si fa sentire, incontriamo i ragazzi della Eagle Booking, con i quali riusciamo a fare due chiacchiere. Il tempo sembra volare abbastanza in fretta e vediamo alcuni ragazzi dei Leprous arrivare con i loro strumenti e pronti ad offrire quello che poi si rivelerà essere uno show perfetto.

Giovane band di Notodden, gli Ørkenkjøtt (attenzione, si pronuncia ‘er-chen-giett’, ndR) hanno avuto il compito di aprire le danze. Mi hanno da subito molto colpita per il tipo di musica proposta: il sound potrebbe riportare ai primi Tool o anche volendo menzionare, i primi anni di carriera degli Opeth, con parti eteree molto innovative, ma loro definiscono il proprio genere “Ørkenrock”. A loro il merito di essere riusciti ad attirare il pubblico nel locale, ancora vuoto. Innegabile è stata la presa che la band è riuscita a fare sugli astanti: sarà stato il cantante che, in tenuta da santone, ha “benedetto la folla” o sarà stato il look anacronistico del chitarrista molto glam, convinto ancora di vivere nei favolosi anni ’80? Fatto sta che la folla li ha apprezzati a gran voce, manifestando un notevole gradimento.

A seguire i Norvegesi, arrivano gli Andorrani Persefone, che hanno portato sul palco un buon mix di progressive e death metal, che sfiora in alcuni passaggi anche il brutal. Graditi dal pubblico quasi quanto i Leprous, il sestesso è riuscito a coinvolgerlo, anche grazie al magnetismo del cantante, scatenando anche un circle pit sotto il minuscolo palco. Molto apprezzata è stata la proposta del tema di Star Trek, che ha suscitato grande ilarità, seguita anche da un medley abbastanza curioso. L’esibizione ha ottenuto numerosi consensi, sarei curiosa di rivederli in un altro contesto.

Alcuni si sono ricordati di quando, insieme ai Leprous, questi giovani svedesi si sono apprestati ad aprire lo show dei Therion di due anni fa. Questi ragazzi di Uppsala sono riusciti a farmi un’ottima impressione, nonostante abbia potuto godermi pochi minuti di concerto, causa intervista agli headliner. Tra i gruppi spalla di questa serata, i Loch Vostok sono stati sicuramente i più conosciuti, avendo già diversi album all’attivo. Gran parte del set è occupata dalla loro ultima fatica discografica, “V: The Doctrine Decoded”: tra i brani eseguiti, citiamo “Twilight of the dogs”, “Citizen Cain” e “Regicide”. La band ha dimostrato di avere un’ottima presenza scenica, tutti i componenti, infatti, hanno dato prova del loro valoro, il loro “melancholic metal” è qualcosa da non perdersi, sicuramente da riascoltare.

È giunto il momento per gli headliner di fare il proprio ingresso sul palcoscenico, è la volta dei Leprous. L’attenzione del pubblico viene catturata dalla cura che la band ha per i dettagli. La performance è stata accompagnata dai video trasmessi da due monitor posti ai lati della batteria. Il set inizia con “Forced Entry”, seguita da “Restless”, di cui è disponibile anche il video ufficiale, entrambe estratte dall’ultimo album, “Bilateral”. La magnifica esecuzione dei pezzi ha gettato la folla in una gioia estatica, che al grido “Tonight I’m passing away” (dal brano ‘Passing’, ndR) si è trasformata in delirio. I Leprous hanno inoltre presentato in esclusiva due nuovi brani, “The Valley” e “Coal”, che saranno inclusi nel loro prossimo disco. “Mb Indifferentia” è stato è uno dei brani clou dell’intero show (e personalmente, uno dei miei pezzi preferiti). Giovani e talentuosi, questi ragazzi hanno tutte le carte in regola per accrescere la loro fetta di pubblico e hanno già avuto modo di suonare per grossi calibri come Emperor (il cantante, Einar Solberg, era il tastierista della band, ndA) e Ihsahn. Tecnicamente perfetti e con 11 anni di esperienza alle spalle, hanno offerto un’ora e quaranta minuti circa di puro godimento. Il loro primo tentativo da headliner ha dato ottimi risultati e questi giovani musicisti si sono dimostrati all’altezza della situazione.

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