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Requiem – Recensione: Premier Killing League

Album assolutamente sconsigliato a coloro che si stanno avvicinando solo ora al genere, e che non hanno trovato il coraggio d’impegnarsi nell’ascolto dei mostri sacri. Con solo quattro dischi all’attivo e una storia che rasenta i dieci anni (dal 1997), gli svizzeri Requiem si fanno portavoce di un brutal-death metal, sintesi di svariate influenze. Passando per le più famose band americane e alcune europee, il quintetto si dimena cercando un filo conduttore, perdendo inesorabilmente il “bandolo della matassa”. Da Government Denies Knowledge (2006), il passo in avanti è stato fatto, l’originalità e la potenza del sound sono passate all’attenzione della band, ma questo non è sufficiente per potenziare la qualità del lavoro. Non mancano certamente i mezzi per produrre qualcosa di livello, infatti, le partiture lente e cadenzanti sono la dimostrazione che quando ci si mette spirito e impegno le cose cambiano. Il difetto principale della band continua ad essere la svogliatezza. Le cose migliori si ascoltano in pezzi come “From Ashes TO Ashes”, “No Means Nothing” e “Terrorist”, senza però mai esaltare. Andy Classen contribuisce a salvarli da una figura ancora più misera fornendo, come sempre, una prova sopraffina da vero professionista del suono. Si spengono così senza provare a lottare, e a noi non resta che sconsigliare "Premier Killing League" e raccomandare un bel salto nel passato. Stanchi!

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