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House Of Lords – Recensione: Precious Metal

Periodo di iperattività per il buon James Christian, che dopo l’ottimo lavoro solista del 2013 esce, ora, con il nuovo prodotto targato House Of Lords. Squadra che vince non si cambia: confermati, quindi, i compagni di avventura degli ultimi anni, ovvero Jimi Bell alla chitarra, Chris McCarvill al basso e BJ Zampa alla batteria. Una line-up ormai compatta, che affronta con grande mestiere composizioni non sempre indimenticabili ma quasi sempre di impatto.

L’album parte maluccio, in verità, con l’insulsa “Battle” che è pure il primo singolo estratto da “Precious Metal“. Per fortuna le cose si raddrizzano immediatamente con  l’approccio più leggero di “I’m Breakin’ Free”: ascoltando quello che è un pezzo scanzonato e pieno di melodia, si ha la conferma che gli House Of Lords sono ancora in grado, se non di rinverdire i fasti della seconda metà degli anni Ottanta, quanto meno di divertire come allora. Certo, i tempi sono cambiati, e allora vanno bene pure le accelerazioni di “Epic”, quasi a testimoniare che gli HOL sono ancora qui per far sognare i melodic rocker. “Live Every Day (Like It’s The Last)” propone il consueto quanto efficace crescendo melodico, mentre “Permission To Die” è forse quella che più riecheggia i tempi di “Demons Down”, con le tastiere allora avveniristiche ed oggi comunque d’effetto. Si prosegue con la zuccherosissima title track cui fa da gustoso contraltare le veloci, dirette ed ipermelodicche “Swimmin’ With The Sharks” e “Raw”, quest’ultima sicuramente uno dei brani migliori del lotto. In “Enemy Mine” c’è spazio per il duetto ormai di rito con Robin Beck, per un pezzo invero un po’ accademico. L’album si chiude con un trittico che conferma la freschezza e la buona forma della band.

Il difetto, se di questo si può parlare, è da ricercare nel confronto diretto – che sorge piuttosto spontaneo – con “Lay It All On Me”, uscito a nome James Christian nel luglio scorso. In quell’occasione si respirava una passione che qui riaffiora solo a tratti, anche se la classe – allora come adesso – non si discute, e gli House Of Lords continuano a regalare hard rock melodico di livello e sostanza.

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